[ACCADDE OGGI]

“…si può avere un’antipatia di natura estetica nei confronti di Gandhi, come nel mio caso, si possono respingere i proclami di santità (che lui non fece mai), si può rifiutare l’ideale stesso della santità e perciò reputare che gli scopi fondamentali di Gandhi fossero anti-umani e reazionari: ma se guardiamo al politico e lo poniamo a confronto con le altre maggiori figure politiche del nostro tempo, non si può non notare che dietro di sé ha lasciato un profumo di pulito!” Questo scrisse, fra l’altro, George Orwell, il famoso scrittore e giornalista britannico che vantava natali indiani, su Mohandas Karamchand Gandhi, il Mahatma, la “grande anima” che lasciò la vita terrena per mano assassina il 30 gennaio 1948 a New Delhi.

Si tratta indubbiamente del personaggio che più ha lasciato il segno nello scorso secolo per la storia dell’umanità.  Mahatma Gandhi come tutti i grandi ha vissuto, anche in maniera contraddittoria, la tragedia del suo paese e i drammi della sua epoca con la fierezza che solo uno spirito elevato può possedere. Un paese il suo, l’India, a quell’epoca dominio britannico, dove oltre il peso della dominazione straniera era forte il prevalere delle caste –ma ancora oggi lo si sente- e lui stesso fu espulso dalla sua casta quando scelse di andare a studiare legge nell’odiata Inghilterra. Un mondo pieno di drammi diviso tra razze in contrapposizione e guerre all’orizzonte che Gandhi vivrà con tormenti a volte inconciliabili: “non abbiamo alcuna avversione verso i Kaffir (i neri), ma non possiamo ignorare il fatto che non c’è un terreno comune tra noi e loro negli affari di ogni giorno” scriverà il futuro Mahatma chiedendo alle autorità inglesi di dotare gli edifici pubblici di tre ingressi separati, uno per gli inglesi, uno per gli indiani e un altro per i neri africani; e ancora su Hitler e la Germania “Non mi auguro la disfatta degli Alleati. Ma non credo che Hitler sia così cattivo come lo dipingono. Sta dimostrando un’abilità stupefacente, e sembra che ottenga le sue vittorie senza grandi spargimenti di sangue.”

In ogni caso Gandhi portò il suo popolo all’indipendenza affrancandolo dalla dominazione e raggiunse il suo obiettivo predicando e attuando la non violenza tramite la disobbedienza civile di massa e attuando politicamente il religioso Satyagraha buddista. Fu anche un animalista convinto “la grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali”, un vegetariano che sperimentò svariate diete per soddisfare i fabbisogni corporei in maniera da esercitare la minore violenza possibile sulla natura, scelse la castità anche se sposato nella convinzione che “il seme dell’uomo non va sprecato essendo il bene più grande che egli possiede”. Amava il Mahatma definirsi un ricercatore della verità “Non sono che un umile cercatore della verità, risoluto a trovarla. Non considero nessun sacrificio troppo grande per vedere Dio faccia a faccia.

Quando il 30 gennaio 1948 l’induista e fanatico antimusulmano Nathuram Godse lo ucciderà si udranno le parole che egli aveva pronunciato qualche tempo prima “Se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola ed esalassi l’ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto allora giustificherei la mia pretesa.”

Passati quasi settant’anni resta la grandezza di un uomo che ha segnato il nostro tempo sia nelle parole di uno dei suoi più accaniti detrattori Winston Churchill che lo definì “disgustoso fachiro mezzo spoglio” e sia in quelle di Albert Einstein “Forse le generazioni a venire crederanno a fatica che un individuo in carne e ossa come questo ha camminato su questa terra”.

(Franco Seccia/com.unica, 30 gennaio 2017)

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