Ieri il presidente Enrique Peña Nieto ha annullato il suo incontro con Trump, previsto per martedì, dopo che The Donald aveva twittato che sarebbe stato inutile nel caso in cui il Messico si fosse rifiutato di pagare la costruzione del “muro”. Nella serata di ieri diversi giornali hanno rilanciato la notizia di una tassa del 20% sulle importazioni dal Messico con cui Trump avrebbe finanziato i lavori, ma la Casa Bianca ha smentito (New York Times). 

Tuttavia si scopre (è The Atlantic a rivelarlo) che Trump aveva un complice messicano in questo disegno ambizioso: lo stesso presidente messicano Enrique Peña Nieto. Trump non sarebbe stato infatti in grado di fare quello che ha in programma senza l’apporto decisivo del governo messicano. In effetti, il governo straniero che ha contributo in misura maggiore alla vittoria di Donald Trump non è stato quello russo ma proprio quello di Città del Messico. La presunta ingerenza segreta di Vladimir Putin nelle elezioni presidenziali impallidisce in confronto al sostegno pubblico di Peña Nieto per Trump. Il leader messicano si aspettava di passare all’incasso martedì 31 gennaio, quando sarebbe dovuto essere il primo capo di stato dell’America Latina a incontrare il nuovo presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca. Peña Nieto ha annullato l’incontro in risposta alle forti pressioni politiche ricevute  ma in realtà era pronto a vendere il suo paese lungo il fiume, nella speranza che Trump avrebbe ignorato i grandi scandali di corruzione e le sistematiche violazioni dei diritti umani a sud del confine. Trump e Peña Nieto hanno molto in comune. Il presidente messicano applica già politiche di espulsione di massa come quelle ipotizzate dallo stesso Trump.

Mark Morgan, capo della U.S. Customs and Border Protection, l’agenzia che si occupa di controllare le frontiere, ha lasciato il suo incarico un giorno dopo l’annuncio della costruzione del muro. Secondo Ap Morgan è stato cacciato. Intanto almeno quattro alti funzionari del Dipartimento di stato hanno lasciato il proprio incarico a Foggy Bottom, per essere sostituiti. Tra loro il sottosegretario al management Patrick Kennedy, lì da 9 anni (Ap). Pronti anche i tagli a fondi e personale dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente.

(com.unica, 27 gennaio 2017)

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