La Corte costituzionale ha bocciato il ballottaggio e il capolista bloccato dall’Italicum per l’elezione della Camera, la legge elettorale approvata dal Parlamento nel 2015. È invece legittimo costituzionalmente il premio di maggioranza per la lista che supera il 40% dei voti. Il sistema elettorale è stato riscritto dai giudici costituzionali e differisce tra Camera e Senato. La sentenza della Corte dà così all’Italia un sistema elettorale per la Camera immediatamente applicabile, ma che diverge in più punti da quello del Senato. Quest’ultimo è quello uscito dalla precedente sentenza della Consulta (n 1 del 2014), chiamato nel linguaggio giornalistico Consultellum proprio perché scritto dai 15 giudici costituzionali. Quella sentenza dichiarò illegittimi alcuni punti del Porcellum lasciandone in vita altri.

Si riapre pertanto con grande probabilità la campagna elettorale: il Pd ha rinnovato l’invito a ripristinare il Mattarellum ma ha lasciato intendere di voler votare anche con la legge riscritta dalla Corte. Il M5S ha chiesto di applicare il testo uscito dalla Corte anche al Senato e di votare subito. La Lega propone le elezioni il 23 aprile. Ma non è ancora certo che si vada al voto in tempi brevi. Non sembra però di questo avviso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui spetterà l’ultima parola e che tornerà a ribadire l’importanza di avere una legge elettorale omogenea tra Camera e Senato: in altri termini vorrebbe – come ha ripetuto spesso nei mesi scorsi – un accordo politico largo sulle regole del gioco. 

Il segretario del Pd Renzi si è fatto sentire prima della sentenza con un post su un nuovo blog. Secondo La Stampa vorrebbe tornare presto al voto e pensa a un listone che vada da Alfano a Pisapia. Dopo il verdetto sull’Italicum, si sente più forte nel Pd, scrive il Corriere: ha a sua disposizione cento posti di capilista bloccati, cento seggi sicuri per rinnovare il partito, immettendo energie nuove. La minoranza, ma anche le diverse aree della maggioranza del Pd, quelle renitenti al voto, dovranno fare i conti con questo dato di fatto. Le carte le dà Renzi.

(com.unica, 26 gennaio 2017)

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