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Il 21 gennaio 1921, nell’ultimo giorno del XVII congresso del Partito Socialista Italiano che si svolgeva al teatro Carlo Goldoni di Livorno, una nutrita rappresentanza di delegati guidati da Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci, Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Anselmo Marabini, Antonio Graziadei e Nicola Bombacci, unitamente alla stragrande maggioranza dei giovani della Federazione Giovanile Socialista, abbandonò la sala del teatro Goldoni e, raggiunto il non distante teatro San Marco, proclamò la nascita del Partito Comunista d’Italia aderente alla III Internazionale anche nota come Comintern.

Il motivo della scissione dal Partito socialista risale alla bocciatura da parte della maggioranza del congresso socialista della mozione così chiamata dei “21 punti” elaborati dallo stesso Lenin come condizione per l’adesione all’Internazionale comunista. Il punto 13 testualmente stabiliva: “I partiti comunisti dei paesi in cui i comunisti operano nella legalità ogni tanto debbono intraprendere un’opera di epurazione (reiscrizione) tra i membri del partito per sbarazzarsi di tutti gli elementi piccolo borghesi che vi siano infiltrati”. E fu così che dal più vecchio partito politico italiano, il partito socialista, si consumò l’ennesima scissione (la prima, non volendo considerare gli anarchici di Andrea Costa, con Leonida Bissolati che diede vita al partito socialista riformista, poi seguirà Mussolini  il cui movimento sarà  inizialmente socialrivoluzionario e nazionale, poi…) e nacque il partito comunista italiano.

Nei suoi 70 anni di vita il PCI applicherà più volte il dettato del punto 13: il primo espulso fu Angelo Tasca a cui man mano si uniranno decine e decine di dirigenti non graditi al nuovo corso stalinista e alla leadership di Palmiro Togliatti di stretta osservanza moscovita; lo stesso Antonio Gramsci fu abbandonato al suo destino senza muovere un dito per la sua liberazione che, come è  stato storicamente dimostrato, sarebbe stata assai gradita al regime fascista.

Saranno gli anni del trotskismo e poi del revisionismo e poi del deviazionismo. In ogni caso il PCI avrà gran parte nella nascita della Repubblica e nel suo impianto istituzionale. Accompagnerà per oltre mezzo secolo le battaglie per l’emancipazione dei lavoratori che saranno tolti alla tutela dello storico partito socialista. Influenzerà in maniera preponderante la cultura italiana riconoscendo la validità del pensiero gramsciano. Il 3 febbraio 1991, caduto il muro di Berlino e dissoltosi il blocco sovietico il PCI cesserà di esistere e sarà Partito Democratico della Sinistra. Sarà anche l’unico partito comunista al mondo a non subire i contraccolpi della sconfitta ideologica del marxismo-leninismo.

(Franco Seccia/com.unica, 21 gennaio 2017)

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