Sono la vostra più amichevole nemica e vi porto il conforto della musica che preferite e le notizie di casa vostra che non vi dicono…ragazzi perché non tornate a casa? Non sarebbe buona una bella bistecca proprio adesso?” Erano queste le parole più ricorrenti che Iva Toguri D’Aquino nota come la “rosa di Tokyo” rivolgeva dai microfoni di radiotokyo alle truppe americane in Indocina.

Iva Toguri era nata in America a Los Angeles da genitori nipponici, si era laureata in zoologia e lottava per ottenere la cittadinanza americana che le fu negata a causa dell’attacco giapponese alla base di Pearl Harbour quando lei si trovava in Giappone per visitare dei parenti. Non le fu neanche concesso di rientrare nel paese dove era nata e dove vivevano i genitori che come altre migliaia di giapponesi residenti in territorio americano furono internati in campi di concentramento. Si diede da fare per sopravvivere facendo la commessa e la dattilografa  e alla fine accettò la proposta di lavorare per la radio di Tokyo. 

Aveva una voce molto accattivante e suadente e si rivolgeva alle truppe americane in una trasmissione titolata  “l’ora zero” chiamando per nome i soldati e invitandoli a riflettere sul perché della loro lontananza da casa in terre lontane e a loro ostili. Insomma, un colonnello Stevens in gonnella che parlava dalla radio del Sol Levante e non dalle nebbie di Radio Londra. Con la differenza, e  non di poco conto, che la Toguri non dava parole d’ordine e non invitava a preparare attentati. Certo si prestò alla “guerra psicologica” come tutti nel conflitto mondiale, in ogni parte del pianeta, anche da Roma con Mario Appelius e da Pisa con Ezra Pound. Ma il Giappone fu malamente sconfitto e la Rosa di Tokyo fu arrestata con l’accusa di alto tradimento: l’alto tradimento verso un paese che le aveva rifiutato la cittadinanza. Seguì un processo lunghissimo e costosissimo e con una sentenza già scritta che non tenne alcun conto delle decine e decine di testimoni a favore, tra cui molti soldati americani che raccontarono delle premure ricevute dalla rosa di Tokyo durante la loro prigionia in Giappone, Iva Toguri fu condannata a dieci anni di carcere.

Il 19 gennaio 1977, nell’ultimo giorno della sua presidenza degli Stati Uniti Gerald Ford le concesse il perdono sulla spinta delle centinaia di petizione in favore della radiocronista che nel frattempo era diventata simbolo di una campagna di stampa di malagiustizia da parte del Chicago Tribune che scoprì i due testimoni spergiuri costretti dall’FBI a deporre contro la Toguri. La Rosa di Tokyo si spense a 90anni a Chicago portandosi nella bara il passaporto americano che finalmente le fu concesso.

(Franco Seccia/com.unica, 19 gennaio 2017)

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