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Raoul Wallenberg, il Giorgio Perlasca svedese, scomparve il 17 gennaio 1945 catturato dai russi. Come Perlasca, Wallenberg operò in Ungheria quale diplomatico svedese e al contrario dell’italiano le sue credenziali erano vere. In tale veste distribuì visti e lasciapassare svedesi a migliaia e migliaia di ebrei ungheresi rifugiandosi in case di accoglienza e salvandoli da sicura morte per la deportazione nei lager nazisti.

Il suo nome è in cima alla lista dei “giusti” sul memoriale del cortile della Sinagoga di Budapest insieme al nome di Giorgio Perlasca e, ancora insieme, hanno un albero che li ricorda nel Giardino dei Giusti tra le Nazioni in Israele. Il destino li divise quando a Budapest arrivarono i sovietici. Mentre Perlasca fiutò il pericolo perché da diplomatico spagnolo, anche se falso, e da italiano, sapeva che i russi non gli avrebbero riservato particolari riguardi e perciò riuscì a mettersi in salvo. Wallenberg, invece, si fidò della sua appartenenza al corpo diplomatico svedese, un paese neutrale, e decise di restare in Ungheria.

I russi non apprezzarono questo nobile svedese che parlava perfettamente il tedesco e lo catturarono. Finì  la sua esistenza di “uomo giusto” in un campo di prigionia staliniano il 16 luglio 1947 a soli 35 anni.

(Franco Seccia/com.unica, 17 gennaio 2017)

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