L’Agenzia per la Protezione ambientale americana ha accusato Fiat Chrysler di violazioni del Clear Air Act: l’azienda avrebbe installato un software per truccare i dati sulle emissioni su circa 104.000 modelli Jeep Grand Cherokee e Ram 1500. Il titolo è crollato dell’11,8% a Wall Street ed è stato sospeso a Piazza Affari dove è stato toccato un minimo a 9,235 euro, con le contrattazioni sospese per una ventina di minuti. Alla ripresa il titolo si è portato sui 9,02 euro, con un ribasso del 13,8%, per poi continuare in calo fino a -17. Un ribasso analogo (fino a -19%) a Wall Street, dove ha poi chiuso a -10,23%. 

L’ad Marchionne smentisce ogni similitudine con il caso Volkswagen e assicura che l’azienda sopravviverà anche se le venisse comminata una multa da 4,6 miliardi di dollari, ossia oltre 44 mila dollari per veicolo. “Non abbiamo fatto niente di illegale. Tutto questo non ha alcun senso. Non c’è mai stata alcuna intenzione di falsare i test sulle emissioni”, ha detto il numero uno di Fca. Che poi ha aggiunto: “non c’è una sola persona in questo gruppo che proverebbe a fare una cosa così stupida. Noi non siamo criminali». Quanto all’accostamento con la Volkswagen, Marchionne ha spiegato che si tratta di due cose diverse:  “il software presente nei motori diesel del costruttore tedesco denunciava livelli di emissioni più bassi di quelli reali durante i test, mentre il sistema montato su Grand Cherokee e Dodge Ram 1500 funziona sempre allo stesso modo. Il diverbio con l’Epa è stato di carattere tecnico, mentre Volkswagen ha ammesso di aver inserito il ’defeat device´ nei motori con intento fraudolento”. In questo caso, invece, “l’Epa ha ritenuto che i modelli Fca incriminati non rispettassero i requisiti tecnici, non che Fca intendesse frodare i controlli”.

Riguardo al caso Volkswagen, solo quattro giorni fa un dirigente del gruppo tedesco, Oliver Schmidt, è stato arrestato per il caso dieselgate (per cui rischia fino a 169 anni di prigione) a Miami mentre stava per rientrare in patria dopo una vacanza. Gli altri cinque indagati si trovano in Germania e difficilmente verranno estradati negli Usa (Reuters). Secondo la citazione presentata dall’FBI contro VW alla fine dell’anno scorso, il management del gruppo automobilistico tedesco venne informato “dell’esistenza, delle finalità e delle caratteristiche” del dispositivo per truccare le emissioni nel luglio del 2015 ma scelse di non informare i regolatori Usa.

(com.unica, 13 gennaio 2017)

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