[ACCADDE OGGI]

Sono i versi di una ballata popolare dei militanti proletari emiliani: “…Di quella fabbrica e quel giorno d’inverno restano solo finestre sventrate, restano solo mattoni spezzati, mattoni e ricordi mai cancellati. Alla Crocetta erano in tanti davanti ai cancelli della fonderia, volevano pane e lavoro per tutti, vennero uccisi e così sia.” La fabbrica è quella delle ex Fonderie Riunite di Modena, l’inverno è il mese di gennaio e più precisamente il 9 gennaio del 1950, la “Crocetta” è il Quartiere Crocetta di Modena dove nella via Ciro Menotti si aprivano i cancelli delle ex Fonderie Riunite, a volere pane e lavoro per tutti e a trovare invece la morte sono sei operai: Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti.

Il professor Lorenzo Bertucelli dell’Università di Modena racconta la storia dell’eccidio del 9 gennaio 1950 e dei 6 operai uccisi dalle forze dell’ordine con queste parole: “…Siamo nel pieno della guerra fredda, due visioni del mondo radicalmente diverse si confrontano. … (e questo) C’entra moltissimo, ma non basta a spiegare tutta la drammaticità di quel conflitto… I sindacati avevano organizzato una manifestazione per impedire la riapertura delle Fonderie, dopo una serrata. Il proprietario voleva ripartire assumendo solo metà delle persone, e a sua discrezione… Per i sindacati, che vengono da alcune pesanti sconfitte, quella vertenza è l’ultima spiaggia. C’è tensione. Qualcuno vuole entrare e occupare; i leader della protesta non sono d’accordo, ma non si oppongono. Il corteo si avvicina alle fonderie arriva da via Divisione Aqui, dal Torrenova e dai campi… Ci sono dei posti di blocco davanti alla fabbrica e degli uomini armati dentro l’edificio…l’ordine di sparare? In realtà non c’è un vero e proprio ordine. Chi dice c’era il ministro Scelba, era fascista, hanno sparato addosso alla gente, non racconta la verità. Si tratta, piuttosto, di uno scontro che le forze dell’ordine non riescono più a gestire in modo razionale. Temevano un’insurrezione e quando hanno visto degli operai pronti a entrare hanno aperto il fuoco…partirono almeno 200 colpi… Muoiono sei persone. Una ha 40 anni, le altre sono più giovani. Vengono colpiti da lontano. Uno di loro viene addirittura gettato in un fosso e colpito, dopo, alla nuca…Nel processo che seguì gli imputati sono gli operai. Poliziotti e carabinieri sono stati tutti assolti. Nel ’54 cadono le accuse e inizia la causa civile. Le famiglie dei morti ottengono due milioni di lire, ma l’avvocatura dello stato tiene a precisare che la polizia ha usato legittimamente le armi da fuoco. La verità ufficiale rimane questa; per l’autocritica non c’è spazio.”

Nelle parole del professor Lorenzo Bertucelli laddove dice che siamo nel pieno della guerra fredda e due visioni del mondo radicalmente diverse si confrontano, si deve anche leggere quanto è nei resoconti dell’Unità di quei fatti: Adolfo Orsi, il proprietario delle ex Fonderie Riunite di Modena è il “padrone”, un fascista amico di Italo Balbo ed è ringalluzzito dalle vittoria democristiana del ’48, mentre tre degli operai uccisi vengono ricordati come “partigiani” a cui “da tempo-scrive il quotidiano organo del PCI dell’epoca-la magistratura sta dando la caccia”. 

Il giorno successivo il 10 gennaio 1950, Pietro Nenni scrive un fondo sull’Avanti e afferma: “Il governo cattolico di De Gasperi e Scelba con la sua politica di fame, odio e paura ha condotto al delitto permanente”. Palmiro Togliatti, d’accordo con la sua compagna, Nilde Iotti, decise l’adozione della piccola Marisa, sorella di Arturo Malagoli uno dei sei operai uccisi. Le parole del professor Lorenzo Bertucelli che abbiamo riportato sono contenute in una intervista resa dallo stesso a Davide Miserendino del Resto del Carlino nell’occasione della presentazione del suo libro “All’alba della repubblica”.

Un’alba non proprio splendente dove e comunque a pagare sono sempre gli stessi: povera gente che, indipendentemente dal loro credo politico, sognavano pane e lavoro per tutti e un paese diverso.

(Franco Seccia/com.unica 9 gennaio 2017)

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