Tempo di feste, di alberi decorati, di doni, di presepi. Ad impreziosire ogni rappresentazione ci sono loro, i tre Re Magi, i tre re stranieri che portarono a Gesù i doni in onore della sua nascita.

Il 6 gennaio è il giorno dell’Epifania, il giorno in cui la divinità di Gesù si è manifestata a questi Re, in visita a Betlemme, per onorare il Re dei Re, il più grande, colui che avrebbe portato lo scettro d’Israele. A guidarli dall’Oriente una stella, una cometa, o forse una congiunzione di astri. Alcuni racconti narrano che essi partirono dalla Persia, o dalla Caldea, dall’India o dall’Arabia, con i loro velocissimi dromedari e raggiunsero Gerusalemme in tredici giorni, poiché la profezia aveva predetto dove sarebbe nato il figlio di Dio:

E tu Betlemme, terra di Giuda non sei la più piccola fra i capoluoghi di Giuda.Da te uscirà un capo che pascerà il mio popolo, Israele”.

Secondo un altro racconto il loro viaggio fu lunghissimo ma senza ostacoli e durò due anni, durante i quali non ebbero bisogno di mangiare, né di bere o di riposare. Portarono a Gesù bambino oro incenso e mirra, per onorarlo come re, come divinità e come uomo mortale. Al loro arrivo incontrarono Erode il Grande, sanguinario re di Giudea, che venuto a conoscenza della profezia fu disposto a tutto per non rinunciare ai suoi domini, arrivando persino a far trucidare tutti i bambini del regno fino ai due anni di età, pur di uccidere Gesù. A raccontare dei tre re è il Vangelo di Matteo (2: 1-12), ma non si sa con esattezza se fossero tre o dodici come vuole una leggenda iraniana, se fossero mai esistiti, se i loro nomi fossero davvero Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, se fossero scuri di pelle, giovani, maturi o anziani. Nell’Antico Testamento, il Libro dei Numeri narra che ai tempi di Mosè l’indovino Balaam abbia lanciato una terribile profezia: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set” (Nu, 24: 17). Da quel versetto gli Ebrei dedussero che il Messia, il Salvatore destinato a far trionfare Israele sui suoi nemici, sarebbe stato annunciato da un astro straordinario. Ecco che Matteo fece coincidere la nascita di Gesù con la comparsa in cielo di una strana ed inconsueta stella, che oscurò tutte le altre: la cometa, secondo le interpretazioni correnti. A narrare ancora dei Magi, sacerdoti Medi esperti di astrologia, astronomia e matematica, forse anche esorcisti ed indovini, adoratori del fuoco, è il Milione di Marco Polo: secondo il racconto, I tre Re Magi – Baldassarre, Gaspare e Melchiorre – partirono da Sava, città della Persia, per andare a rendere onore ad un profeta nato da poco. Gli portarono in dono oro, incenso e mirra, per poter riconoscere se quel bambino fosse Dio, un re o un saggio. Giunti alla grotta dove egli era nato, si presentarono al suo cospetto uno alla volta e Gesù si manifestò ai tre Magi secondo l’aspetto di ciascuno di loro, facendoli partecipi della sua natura divina. Quando si ritrovarono insieme lo videro per ciò che era, un bambino appena nato, diventando allora partecipi del mistero della rinascita alla vita eterna. Gesù diede loro uno scrigno chiuso e i re fecero ritorno alle loro terre. Dopo aver cavalcato per diversi giorni, decisero di aprire lo scrigno per vedere cosa avesse dato loro in dono il bambino e restarono sorpresi nel trovare una pietra. Non capendo bene a cosa servisse la gettarono in un pozzo. Subito dal cielo scese una fiamma ardente che si calò nel pozzo. I tre re capirono che si trattava di un prodigio, presero il fuoco e lo portarono nella loro città, all’interno di una chiesa meravigliosa, dove lo adorarono come se fosse un dio. In quella città esistono ancora le tre tombe e ancora si vedono i tre re imbalsamati con i capelli e la barba. (…)

I Magi, poiché erano sacerdoti e astrologi, conoscevano le antiche scritture e quindi erano consapevoli che il manifestarsi della stella avrebbe accompagnato un evento che avrebbe cambiato la storia dell’Uomo. Seguendo la stella, andranno incontro a Gesù Cristo e lo riconosceranno non solo come Dio, ma come l’unico Dio, venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. La nascita di Gesù ha un’importanza universale, la sua eredità è un messaggio d’amore verso Dio Padre e verso tutta l’umanità. Tutta la sua attività invitava alla salvezza e ad accogliere tutti gli uomini, soprattutto i poveri, gli emarginati, i peccatori. Questo è un messaggio che traspare con chiarezza dai Vangeli. La religione diventerà una profonda esperienza spirituale – lontana da questioni come il destino, il dovere e la paura – una dottrina di perdono e di amore. I Cristiani non avranno un tempio, accessibile ai soli sacerdoti, ma una Chiesa, Casa del Signore e di tutti gli uomini. I Magi furono le prime autorità religiose che adorarono Gesù Cristo, l’Unto del Signore. Anche in Arabia il racconto dei Magi era conosciuto bene, sebbene nel Corano non si ritrovino riferimenti a questi fatti; nel VI secolo d. C. lo scrittore Wahb ibn Munabbih riferì dei doni che essi portarono– oro, incenso e mirra – e del loro simbolismo. Attraverso i secoli la storia e la leggenda si sono fuse, originando racconti fantasiosi e spesso allegorici. Molte le rappresentazioni storico artistiche che ritraggono i tre re: per citarne qualcuna, nelle Catacombe di Priscilla a Roma, a Ravenna, nel Museo Arcivescovile, l’adorazione dei Magi è presente nella Cappella dei Santi Quirico e Giulitta, e nella Cattedra d’Avorio di Massimiano, dove la formella è mancante; nella Basilica di San Vitale, eccezionale monumento di arte protocristiana e nella Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Storia o leggenda, quella dei Re orientali, Magi, sacerdoti e sapienti, è rappresentativa di coloro che, nel neonato Cristo, riconoscono la nuova luce di speranza, quella luce, come il fuoco sacro, che arde da duemila anni e che non si spegnerà mai.

(Nadia Loreti, 6 gennaio 2017)

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