Il primo ministro israeliano Netanyahu ha espresso ieri la sua delusione sul discorso del segretario di Stato americano John Kerry, che aveva rilanciato nel suo discorso al Dipartimento di Stato la soluzione dei “due popoli e due Stati” come unica strada per una pace duratura tra Israele e Palestina, ribadendo che i nuovi insediamenti già giudicati illegali dall’Onu rappresentano una minaccia per l’equilibrio della regione. “La soluzione di due Stati”, ha affermato però Kerry, per Israele e palestinesi è “in pericolo”. Israeliani e palestinesi si stanno muovendo verso la soluzione a uno stato che molti non vogliono, “nonostante la contrarietà della maggioranza dell’opinione pubblica. Lo status quo punta a uno stato, a una perpetua occupazione”. Non si può “ignorare la minaccia che gli insediamenti rappresentano per la pace”, ha insistito Kerry, sebbene il problema in Medio Oriente vada al di là degli insediamenti: “Gli Stati Uniti hanno consigliato ripetutamente al primo ministro israeliano di interrompere la via dell’ulteriore espansione degli insediamenti, pena, poi puntualmente arrivata, la risposta delle Nazioni Unite”.

In un comunicato Netanyahu ha definito il discorso di Kerry “ossessivamente focalizzato” sul tema degli insediamenti – rileva Haaretz. “Come per la risoluzione che John Kerry ha avanzato presso l’Onu, John Kerry ha fatto un discorso di parte contro Israele”, si legge nella nota, in cui a Kerry è stato rinfacciato di non aver quasi mai parlato delle radici del conflitto: l’opposizione palestinese alla (creazione) di uno Stato ebraico”.  Il premier si è detto anche “impaziente di lavorare con Trump”. Il prossimo inquilino della Casa Bianca aveva infatti così twittato: “Basta trattare Israele con disprezzo, aveva negli Usa un amico, ora non più”. E ha aggiunto, sui delicati temi di politica estera: “L’inizio della fine è stato l’orribile accordo con l’Iran, e ora con l’Onu” aggiunge, invitando Israele a “restare forte, il 20 gennaio si sta avvicinando rapidamente”.

Intanto il Procuratore generale israeliano Avichai Mandelblit ha ordinato un’indagine nei confronti di Netanyahu per sospetta corruzione e frode (La Stampa). La posizione del premier sarà esaminata per due casi separati e sarà chiamato dalle autorità per un interrogatorio nei prossimi giorni. I casi, che risalgono a mesi fa, hanno a oggetto – sempre secondo Channel 10 – circa 1 milione di dollari versati da parte di un finanziere francese e viaggi all’estero con moglie e figli tra il 2003 e il 2005, quando Netanyahu era ministro delle Finanze.  

(com.unica, 29 dicembre 2016)

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