[ACCADDE OGGI]

Contrariamente a molte aspettative è resistita anche all’ultimo assalto referendario dello scorso 4 dicembre e oggi la Costituzione Italiana compie 69 anni essendo stata approvata il 22 dicembre 1947.

Persa la guerra e caduto il fascismo, l’Italia unita dal Regno sabaudo con nemmeno cento anni di vita, si divideva tra i sostenitori di una monarchia retta da una casa reale fuggiasca che aveva accettato il diktat americano per la scelta da parte del popolo della forma istituzionale tramite la convocazione di un’Assemblea costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato, e i fautori della repubblica subito. Il 2 e il 3 giugno 1946 gli italiani, quelli che c’erano perché tanti erano ancora prigionieri di guerra nei diversi campi dei paesi vincitori e le elezioni non si poterono svolgere nelle province di Bolzano, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Zara, furono chiamati alle urne per scegliere tra Repubblica o Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente.

Il risultato assai dibattuto e contrastato del referendum istituzionale diede quasi due milioni di vantaggio ai sostenitori della Repubblica con buona prevalenza dei repubblicani al nord e assegnò i 556 seggi dell’Assemblea Costituente secondo la seguente ripartizione: 207 seggi ai democristiani, 115 ai socialisti, 104 ai comunisti, 41 ai liberali, 30 all’Uomo Qualunque, 23 ai repubblicani, 16 ai monarchici, 7 agli “azionisti” e 13 distribuiti tra gli appartenenti a gruppi minori. E così, mentre l’ultimo Savoia fu costretto all’esilio lasciando sul selciato di via Medina a Napoli i corpi di 10 napoletani che ancora credevano nella monarchia, l’Italia repubblicana si apprestò a varare la nuova costituzione che doveva sostituire lo Statuto Albertino già abbondantemente abbandonato nel ventennio.

La prima riunione dell’Assemblea, a cui furono chiamati a partecipare con il compito di mettere sulla carta le idee emergenti, 75 esperti di diritto, ebbe luogo il 25 giugno 1946 e avrebbe dovuto, per legge istitutiva, terminare i suoi lavori il successivo 24 febbraio 1947. E invece no. Fu necessario rimandare la scadenza con successive leggi per ben quattro volte fino all’ultima scadenza fissata per il 31 gennaio del 1948. Perché tutti questi rinvii e quasi due anni di lavoro? Si trattò di mettere d’accordo due e forse più culture politiche diverse e distanti sulla struttura dello stato repubblicano. Da una parte, la parte più agguerrita e baldanzosa, quella marxista, con la diversa interpretazione socialista e comunista, dall’altra parte, più accomodante ma fortemente motivata dagli aiuti americani e dalle voci d’Oltretevere, la cultura cattolica e liberale con le diverse anime tra praticanti, laici e cattolici sociali. Su tutti la paura ed il terrore per qualsiasi possibile introduzione di forme di celato autoritarismo che portò alla scelta di una forma di Stato con un governo debole dominato dal parlamento, dove lo stesso parlamento sarebbe stato dominato dai partiti.

Il grande giurista Arturo Carlo Jemolo dirà: “Questa verbosità della Costituzione, questo frequente ricorso a formule vaghe riverberano su tutta la Carta una nota di indeterminatezza, di pressappochismo che non giova e nulla ha di giuridico”. Passati 69 anni si sono avuti vari i tentativi di modifiche della Costituzione compreso quello ultimo bocciato dal recente referendum. Montanelli, anche se dall’altro mondo, aveva avvertito ritenendo la Carta “un compromesso tra quattro grandi correnti di pensiero: liberalismo, democrazia, socialismo e cristianesimo sociale. Un compromesso tanto più mirabile in quanto non si limita a enunciare principi astratti, ma scende nel dettaglio fissando norme precettive e di immediata applicabilità. Un capolavoro, insomma: da non intaccare per evitare di deturparlo”.

Certo, con buona pace del “toscanaccio”, altri tentativi ci saranno perché la “governabilità” e la caduta delle ideologie impongono un restyling delle belle norme dell’anziana Signora che comunque la pensiate merita rispetto e gli auguri per i suoi quasi settant’anni.

(Franco Seccia/com.unica 22 dicembre 2016)

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