Matteo Renzi, nelle vesti di segretario del Pd, ha aperto a Roma l’assemblea nazionale del partito con un’analisi della sconfitta al referendum (“abbiamo straperso”), attribuendola ai tanti No arrivati da “Sud e giovani” e alle “bufale sul web”. Ha prefigurato un nuovo corso nel Pd: campagna di ascolto, «più noi e meno io», niente tour in camper per il Paese perché «voglio essere allenatore più che giocatore, fare da talent scout», segreteria da rinnovare e scadenze varie (21 gennaio mobilitazione dei circoli, 4 febbraio evento sull’Europa). Ha parlato di congresso anticipato e non ha dato una scadenza al governo: «Stiamo andando al voto, non sappiamo quando ma come». Ha poi cercato di mandare un messaggio di unità al partito: gestione collettiva, con direzione e amministratori locali più coinvolti. Un clima di ritrovata concordia che però svanisce quando è salito sul palco Roberto Giachetti che ha insultato pesantemente Speranza e la minoranza dem per la loro incoerenza sulla legge elettorale e per il comportamento ostile al partito assunto nel corso della campagna referendaria.

L’ex premier ha anche rilanciato il suo progetto politico in vista del voto, proponendo alle opposizioni di ritornare al Mattarellum, il sistema elettorale a prevalenza maggioritario varato nel 1993 e che prende il nome dall’attuale Presidente della Repubblica. Unica alternativa possibile il Porcellum “corretto” dalla Consulta: lo scrive il Corriere, secondo cui Renzi vorrebbe andare a votare ad aprile. La proposta piace alla minoranza Pd, anche se i suoi esponenti si astengono dal voto sulla relazione di Renzi, e a Salvini. Ma trova contrari i 5 Stelle e Forza Italia, con Berlusconi che resta schierato sempre in favore del proporzionale.

(com.unica, 19 dicembre 2016)

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