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Forse avvelenato, “Stupor Mundi”, Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Sicilia, Re di Gerusalemme, Re d’Italia, muore il 13 dicembre 1250 a Fiorentino di Puglia, oggi Torremaggiore in provincia di Foggia. Aveva 56 anni e quasi 40 anni della sua esistenza li dedicò a fare grande l’arte, la cultura, il diritto, la conoscenza degli uomini e del mondo. Egli stesso fu un uomo molto colto, con l’assoluta padronanza di ben sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo). Federico II è considerato come la figura più geniale e moderna tra gli statisti del Medioevo.

La sua attività politica fu volta alla fondazione di un tipo di monarchia assoluta e illuminata, originale per i suoi tempi, e alla lotta per i diritti dello Stato laico contro la teocrazia papale. Tra le sue opere civili spiccano la fondazione dell’Università di Napoli, gli aiuti alla scuola medica di Salerno, l’impulso agli studi scientifici e speculativi. La sua vocazione scientifica è attestata dal trattato di ornitologia, De arte venandi cum avibus, notevole sia per l’acutezza dell’osservazione sia per il rigore e la vivezza dell’espressione. Poeta egli stesso (il suo nome appare in testa a tre composizioni), Federico II raccolse attorno alla “magna curia” di Palermo la scuola poetica che fu detta “siciliana”, alla quale è riconosciuta la priorità storica nell’avvio a poetare in lingua volgare e nella formazione del nostro linguaggio poetico. Fu anche un abile condottiero e stratega e, qui vogliamo ricordare fra tante battaglie vinte, quella sul “Carroccio di Milano” che fece portare come trofeo al Campidoglio di Roma. Tra i suoi versi, anche se cantati per una donna “…e giammai tanta pena non durai se non quando a la nave adimorai, ed or mi credo morire ciertamente…”, Federico vede la morte alla quale aveva tentato di sfuggire ubbidendo ad una profezia che lo obbligava a stare lontano da Firenze e dalle città che portavano il fiore nel loro nome. Non sapeva che nel luogo dove fu portato per curare il misterioso male addominale, anticamente sorgeva un castello denominato  Castelfiorentino. Quando scoprì che il suo letto era collocato di fronte a una vecchia porta dai battenti di ferro che risultava murata ma che originariamente conduceva alla Torre di Castelfiorentino, capì che la profezia si stava compiendo, e esclamò: “Questo è il luogo della fine che mi è stata predetta. Sia Fatta la volontà di Dio”. 

Dante lo incontrerà nella sua Commedia e scriverà:” …Qui con più di mille giaccio, qui dentro è il secondo Federico e il Cardinale, e degli altri mi taccio…”.  Sul bellissimo sarcofago in porfido rosso egizio nel Duomo di Palermo dove riposa Federico II, ultimo degli imperatori romani, è scritto “Se l’onestà, l’intelligenza, le più alte virtù, la saggezza, la buona reputazione e la nobiltà del sangue potessero resistere alla morte, Federico, che qui riposa, non sarebbe morto”.

(Franco Seccia/com.unica, 13 dicembre 2016)

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