[ACCADDE OGGI]

Abbiamo voluto, durante lunghi anni, offrire al mondo uno spettacolo di inaudita pazienza. Non avevamo dimenticato e non dimenticheremo l’obbrobrioso tentativo di strangolamento economico del popolo italiano perpetrato a Ginevra. Ma qualcuno pensava che ad un certo momento la Lega delle Nazioni avrebbe compiuto un gesto di doverosa riparazione. Non lo ha fatto. Non lo ha voluto fare… Ecco che noi gridiamo il nostro basta! e ci allontaniamo senza alcun rimpianto dal barcollante tempio dove non si lavora per la pace, ma si prepara la guerra. … L’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni è un evento di grande portata storica, che ha attirato l’attenzione del mondo e le cui conseguenze non sono ancora del tutto prevedibili. Non per questo noi abbandoneremo le nostre fondamentali direttive politiche, tese verso la collaborazione e la pace.

Sono queste le parole con le quali, l’11 dicembre 1937 dal balcone di Piazza Venezia, Benito Mussolini annunziò l’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni a seguito delle sanzioni economiche all’Italia deliberate dalla stessa Società il 18 novembre 1935 per la conquista italiana dell’Etiopia. Era la prima volta nella sua storia che la Società delle Nazioni (l’organismo internazionale predecessore delle attuali Nazioni Unite) decretava delle sanzioni nei confronti di un paese membro. Le sanzioni consistevano nel divieto di esportazione all’estero di prodotti italiani e vietavano all’Italia di importare materie prime, armi e di ricevere crediti.

L’Italia fascista scoprì l’autarchia. L’intera penisola diventò un orto perché bisognava essere autosufficienti e si doveva consumare italiano. S’inventarono nuove bevande per sostituire il tè e il caffè. Il carbone venne sostituito con la lignite, la lana con il lanital e il cotone si ricavava dalle fibre di ginestra. In definitiva si scoprì il “fai da te”, con l’industria che si impegnò al massimo e il popolo che ci mise l’anima. È questo il periodo che farà dire allo storico De Felice, nel suo “consenso Mussolini”, che gli italiani scoprirono una coscienza nazionale. Una coscienza che attraverserà l’oceano e farà insorgere gli italoamericani a favore della patria lontana contro le sanzioni economiche.

Anche il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, nonostante le sue idee antifasciste, partecipò a una solenne manifestazione di sostegno all’impresa bellica tenuta al Madison Square Garden. A Filadelfia quasi 200.000 italoamericani scesero per strada, il 10 novembre 1935, per protestare contro le sanzioni all’Italia. Il lucano Leonard Covello, elemento di spicco della comunità italo-americana di New York, in un intervento radiofonico, sostenne l’importanza di usare ed aumentare l’uso dei prodotti italiani con queste parole: “…tra i costumi, nulla distingue così tipicamente un popolo come i cibi e le bevande…. Forse mentre io vi parlo ricorrono al vostro pensiero certi prodotti italiani che rappresentano il paese o la città donde voi o la vostra gente è venuta, così tipicamente come il dialetto che voi parlate o come i principali monumenti della vostra particolare sezione. Noi, Americani di origine italiana, dobbiamo costantemente tenere presente il fatto che è necessario evitare che scompaiano tra di noi certi costumi dei quali i cibi, le bevande e le caratteristiche leccornie locali sono esempi principali; poiché se li facciamo scomparire renderemo più povero il godimento totale della nostra esistenza. Continuiamo dunque ad usare e ad aumentare l’uso dei prodotti italiani che i nostri amici americani hanno imparato ad apprezzare e godere, e che spesso rappresentano per noi la vera essenza dell’Italia e ci richiamano alla mente alcune delle più interessanti tradizioni che hanno reso famosa l’Italia”. 

Gli italoamericani, riuniti in comitati a favore dell’Italia e del suo intervento militare in Etiopia, in solo 8 mesi raccolsero quasi un milione di dollari dell’epoca che versarono tramite la Croce Rossa all’Italia per aiutarla a contrastare le sanzioni economiche.

Le conseguenze dell’evento di “portata storica non ancora del tutto prevedibili” insieme alle “direttive politiche, tese verso la collaborazione e la pace” e “l’abbandono del tempio dove non si lavora per la pace, ma si prepara la guerra”, di cui parlò Mussolini, oggi sono a tutti note. E, purtroppo, ancora le sanzioni economiche che le Nazioni Unite impongono ad alcuni paesi, addensano molte ombre nel cielo della pace nel mondo.

(Franco Seccia/com.unica 11 dicembre 2016)

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