Nella serata di ieri sono iniziate le consultazioni al Quirinale dopo le dimissioni del premier Matteo Renzi. I colloqui, che proseguiranno oggi e domani, serviranno a capire come uscire dall’impasse di questa nuova crisi di governo. Il primo a salire al Colle è stato il presidente del Senato Pietro Grasso, seguito dalla presidente della Camera Laura Boldrini e dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Tra oggi e domani tutti i gruppi parlamentari incontreranno Mattarella. 

Mattarella vuole un nuovo governo entro il prossimo giovedì, data nella quale si riunisce il Consiglio Europeo, in grado di rappresentare l’Italia al tavolo dei 27 leader (Repubblica). Secondo gli auspici del capo dello Stato i tempi di vita del nuovo governo dovrebbero essere di sei/sette mesi. Sarà sufficiente questa prospettiva a convincere Renzi ad accettare un reincarico?

Gli scenari sul tavolo di Mattarella sono al momento i seguenti: in primo luogo un incarico a un nuovo premier (Gentiloni in pole position), una supplenza istituzionale di Pietro Grasso, ma anche – ed è la preferita da Matterella – la possibilità di inviare alle Camere lo stesso Renzi per una verifica della fiducia in Parlamento. Il presidente della Repubblica resta fedele alla sua convinzione iniziale: questo governo ha la maggioranza in Parlamento e può continuare a esercitare il suo mandato, almeno fino al voto. 

L’ipotesi reincarico si scontra però con il no attuale di Renzi. L’ex premier sarebbe interessato ad un governo che spiani la strada verso l’obiettivo che lo interessa di più: essere il candidato premier del Pd in vista delle prossime elezioni. Ma l’ex premier deve fare i conti soprattutto con il terremoto interno al Pd, rivela La Stampa: una parte della maggioranza “renziana” – la corrente di Dario Franceschini e quella di Andrea Orlando – ha rotto con il segretario-presidente e ha stabilito un patto con la minoranza che fa capo a Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema.

C’è molto attivismo da parte del principale partito di opposizione, il M5s, su cui sono puntai i riflettori della stampa internazionale. Da segnale un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt dal titolo “Salvate l’Europa dei popoli” di Alessandro Di Battista ha detto che “Euro ed Europa non sono la stessa cosa. Vogliamo semplicemente che gli italiani decidano sulla moneta”. Dall’intervista però non è chiaro qual è al riguardo la posizione dei grillini (sarà la rete a decidere?). Si tratta in ogni caso di discorsi puramente teorici, in quanto un referendum sulla moneta unica sarebbe dichiarato inammissibile:  l’Euro come si sa è il risultato di un trattato internazionale che come tale è materia esplicitamente esclusa dalle consultazioni referendarie, dall’art. 75 II c. della Costituzione.

(com.unica, 9 dicembre 2016)

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