[ACCADDE OGGI]

Quando si dice una famiglia numerosa. Pupella Maggio aveva ben quindici fratelli e di questi ben sette, compresa lei, attori. Tra i più bravi, oltre lei, Dante e Beniamino. Erano figli di Mimì Maggio celebrato capocomico del teatro d’avanspettacolo napoletano.

Pupella nacque tra le tavole di un teatro nei pressi della stazione di Napoli dove la madre, una circense, fu colta dalle doglie. E sulle stesse tavole tornò quando aveva appena due anni, portata –come lei stessa racconterà nel suo autobiografico “Poca luce in tanto spazio”- in uno scatolone di cartone legata come una bambola, na’ pupatella, e il suo nome diventò Pupella lasciando solo all’anagrafe quello vero, Giustina. Continuò nel ruolo della bambina in tutte le commedie che il padre metteva in scena e soprattutto nelle sceneggiate allora molto in voga. Alla morte del padre decise di abbandonare il teatro e tentò la strada della moda. Poi la guerra e le continue fughe da quegli orrori la portarono lontano da Napoli e da Roma e fece anche l’operaia in una acciaieria.

Alla fine della guerra ebbe l’occasione di entrare in compagnie teatrali di un certo rilievo e lavorò con Dolores Palumbo e Carlo  Croccolo. Poi l’incontro con Eduardo De Filippo che, morta la sorella, la grande Titina, aveva necessità di avere una sostituta per i ruoli di Filomena e di Concetta. Pupella resse bene il confronto con l’indimenticabile Titina De Filippo e tutti la ricordiamo quale la meravigliosa Concetta di “Natale in casa Cupiello” e nel ruolo di Rosa di “Sabato, domenica e lunedì”. Furono anni di grande successo e non solo a teatro ma anche a cinema. E il cinema la rese ancora più celebre, quando, rotto il rapporto con Eduardo, il mitico Eduardo dal carattere assai difficile, fu corteggiata da grandi registi che riuscirono a mostrarla nella sua sublime arte di interprete versatile, dal genere leggero a quello drammatico.

La “pupatella”, la bambola delle sceneggiate, fu per tutti la grande Pupella Maggio. Eppure rimase una donna semplice che amava circondarsi di amici a cui raccontava con simpatica ironia le storie della sua famiglia numerosa. Una volta, nel corso di questi convivi nella sua casa di Roma, raccontò del padre che oramai privo di denti era rimasto con i due soli incisivi centrali e perciò lo chiamavano ‘o controllor  che a Napoli corrispondeva al controllore che sui treni forava i biglietti (l’episodio mi è stato raccontato dal direttore di Comunica Pino Pelloni che frequentava il salotto di casa Maggio).

Pupella lasciò il teatro e la vita a quasi novant’anni nell’ospedale romano Sandro Pertini l’8 dicembre (il giorno dell’onomastico di Concetta) del 1999. La foto che qui riportiamo e che si trova su Wikipedia la ritrae giovane con due suoi bravissimi colleghi della scuola eduardiana, Geppino Anatrelli e Gennarino Palumbo che la precedettero in cielo molti anni prima in giovane età. Anche al ricordo del mio carissimo amico Geppino Anatrelli è dedicato ACCADDE OGGI di Agenzia Comunica.

(Franco Seccia/com.unica 8 dicembre 2016)

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