[ACCADDE OGGI]

Pochi sanno che la prima legge in materia di scioglimento del matrimonio, il cosiddetto divorzio, parla napoletano. Fu introdotta in Italia con il Codice Napoleone il 1º gennaio 1809 nel Regno di Napoli da Gioacchino Murat ed ebbe vita breve come il suo promulgatore. Fu molto contrastato dalla Chiesa e dalla magistratura dell’epoca che per evitare le scomuniche papali frapponeva mille ostacoli ai richiedenti il divorzio. In ogni caso si trattava di cose per ricchi giacché il popolino manco conosceva le leggi e diffidava dagli “Azzeccagarbugli”.

Nel tempo, passati ottant’anni, ancora un uomo del Sud, il giornalista e patriota mazziniano Salvatore Morelli, si adoperò nel Parlamento dell’Italia unita perché fosse rivista la materia del diritto di famiglia con l’introduzione della separazione coniugale. Non ebbe successo e dovette abbandonare l’impresa così come più tardi capiterà al capo della “sinistra storica” Giuseppe Zanardelli.

Dovrà passare quasi un secolo dal tentativo di Morelli perché il Parlamento Italiano approvi la legge 1º dicembre 1970, n. 898 – “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”, la legge sul divorzio che reca le firme del deputato socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini.

Loris Fortuna era un avvocato friulano di Udine con un trascorso nel PCI che abbandonò dopo l’invasione dell’Ungheria. Socialista e radicale fin dal suo esordio alla Camera dei Deputati si impegnò sulla materia del divorzio ma fu scoraggiato a Pietro Nenni. L’occasione per ritentare gli fu fornita dal suo amico Marco Pannella che, con la sua mobilitazione popolare insieme alla Lega italiana per l’istituzione del divorzio, scatenò l’attenzione dell’intero paese su un tema che fino a quel momento era tabù. Così il 1º dicembre del 1970 la proposta di legge “Fortuna-Baslini” fu approvata con 325 sì e 283 no alla Camera e 164 sì e 150 no al Senato.

Votò a favore tutta la sinistra (Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Partito Repubblicano Italiano) e il Partito Liberale Italiano. Contro la Democrazia Cristiana, il Movimento Sociale Italiano, la Sudtiroler Volkspartei e i monarchici del Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica.

Fu così definitivamente approvato il “divorzio all’italiana” che come prima conseguenza portò al fallimento della famiglia della Democrazia Cristiana di Amintore Fanfani che insieme al MSI di Giorgio Almirante persero in male modo il conseguente referendum abrogativo testardamente voluto dalla Chiesa e celebratosi il 12 maggio 1974. L’Italia disse definitivamente sì allo scioglimento per legge della famiglia, ma non sapeva allora e non sa adesso quale tipo di famiglia si appalesa alle soglie del terzo millennio.

(Franco Seccia/com.unica, 1 dicembre 2016)

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