[ACCADDE OGGI]

Il 30 novembre 1994, al largo della costa somala, un violento incendio si sviluppò a bordo del transatlantico “Achille Lauro” da molti definita la più bella nave da crociera del mondo. Dopo due giorni, distrutta dalle fiamme colò a picco nelle acque davanti all’ex colonia italiana. La nave che portava il nome “do Comandante” s’inabissò dodici anni dopo la morte, il 15 novembre 1982, di Achille Lauro il mitico presidente del Napoli Calcio dei grandi acquisti, l’a-fascista deportato dagli americani nel campo di concentramento per “pericolosi fascisti” di Padula, il Sindaco di Napoli più votato di sempre, il parlamentare del record di preferenze di voto, il fondatore dell’impero armatoriale privato italiano, l’editore di quotidiani che secondo il giornalista Pietro Zullino accoglieva i direttori col “piscione” in mano, il monarchico che non amava i Re e litigava con i galantuomini che avevano il tratto nobile alla “Covelli”, insomma ‘O Comandante.

La bella Achille Lauro portava nella stella bianca della sua ciminiera tutta la storia e il carattere del suo armatore anche se le insegne di bandiera non erano più quelle della Flotta Lauro perché la più grande flotta del Mediterraneo di tutti i tempi e una delle più importanti aziende di sempre del meridione d’Italia fu costretta ad un fallimento che ancora grida vendetta. Era passata di proprietà a Eugenio Buontempo e a Salvatore Pianura che con la loro società la “Star Lauro” comprarono all’asta quanto ancora galleggiava della poderosa flotta di Achille Lauro. Forse anche a causa del nome che portava, la nave non aveva avuto una storia facile.

Nata nei Paesi Bassi nel 1938 nei cantieri di Flessinga col nome Willem Ruy, l’armatore olandese che morirà fucilato, e destinata alla rotta tra l’Europa e l’Australia, la nave fu varata solo nel 1947 dopo il rifacimento dovuto ad alcuni incendi che avevano devastato i cantieri. Finalmente cominciò ad attraversare gli oceani ospitando il bel mondo dei crocieristi di gran fama dell’epoca: Henry Ford, David Niven, Alfred Hitchcock ed altre star che facevano affluire la folla di fotoreporter alla scaletta di imbarco. Ma il mare le fu particolarmente ostile e nei diari di bordo il suo comandante annoterà a cenni di incendi domati, a uccisioni e a tempeste “di montagna d’ acqua come mai ne avevamo viste”. Quando nel dicembre del 1964, Achille Lauro la comprò, la nave era ridotta assai male. Le cambiò subito il nome battezzandola con il suo e la spedì nei Cantieri Navali di Palermo dove nel famoso incendio dell’estate del ’65 la nave, ora Achille Lauro, fu avvolta dalle fiamme che però la risparmiarono dalla distruzione.

Il 13 aprile del 1966 finalmente la nave salperà dal porto di Genova dove prenderà il primo carico completato a Napoli di emigranti per l’Australia e la Nuova Zelanda e, per sei anni sarà  questo il suo destino insieme alla sua gemella l’Angelina Lauro” che il Comandante volle per onorare la sua prima moglie: le navi degli emigranti, le navi della speranza e della disperazione, le navi che, anche se con una sola poppa, simboleggeranno il sesso proibito nelle lunghe traversate e che faranno cantare a Dalla “…Ma come fanno i marinai a riconoscere le stelle sempre uguali sempre quelle all’Equatore e al Polo Nord, ma come fanno i marinai a baciarsi tra di loro a rimanere veri uomini però…”. Ma ancora una volta le fiamme divorano a Genova l’Achille Lauro che conscia del mondo che cambia si trasforma con la sua gemella l’Angelina: si imbellettano, si vestono di azzurro e vanno per i mari a portare i crocieristi di massa che prendono il posto degli emigranti non più nei tuguri della sottocoperta ma negli splendidi saloni della più bella ed elegante nave per crocieristi degli anni ’80. A bordo, tutto è napoletano, si mangia alla sorrentina, si balla la tarantella e si canta ‘O sole mio.

Le navi conquistano i mari, le attese e il portafogli dei turisti del mare. Ma il destino è in agguato e avvolge il Comandante in un vortice pauroso di tragici avvenimenti. Prima la scoperta del pauroso debito cumulato dal figlio Gioacchino che si era messo in proprio in affari non fruttuosi. Poi la morte dello stesso Gioacchino consumato dal cancro. I dissidi con l’altro figlio Ercole che non riuscì a convincere il Comandante sulle questioni che se affrontate in tempo avrebbero potuto sconfiggere i famelici avvoltoi pronti a spartirsi l’impero laurino. Il Comandante è stanco ed molto avanti negli anni e dal suo salotto di Villa Lauro vedrà sottrarsi la famiglia, l’azienda e le navi.

Quando l’Achille Lauro rimbalzò all’attenzione del mondo intero per il sequestro della nave ad opera dei terroristi palestinesi e l’uccisione dell’americano Leon Klinghoffer con il conseguente braccio di ferro tra Craxi e Reagan, era una nave senza padrone. Poi isserà la bandiera svizzera forse sperando nella neutralità e nella pace. Ma no. Persa la gemella “Angelina Lauro” che si incendiò e naufragò al largo delle Bermude nel marzo del 1978, perso il suo armatore ‘O Comandante, l’Achille Lauro non sopportò il quarto incendio che le fu fatale in quel mare dell’Oceano Indiano che vede la Somalia. Lì è sepolta da un destino maledetto a 5000 metri di profondità.

(Franco Seccia/com.unica, 30 novembre 2016)

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