Il Parlamento europeo riunito ieri a Strasburgo ha approvato una risoluzione in cui denuncia che Mosca starebbe finanziando i partiti anti europeisti all’interno dell’Unione e “usando think tank, tv, pseudo-agenzie di stampa e social media per sfidare i valori democratici e dividere l’Europa”. Nel documento si mette in evidenza anche la crescita della pressione propagandistica dei gruppi jihadisti. Hanno votato in maniera compatta tutti i principali gruppi, contrari Lega e M5s. La relatrice Anna Fotyga, eurodeputata del partito polacco Prawo i Sprawiedlivosc (Diritto e Giustizia, Pis, componente del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei) e presidente della subcommissione Sicurezza e Difesa del Parlamento Europeo ha dichiarato: “Nei dibattiti parlamentari c’è chi costantemente ripete la narrativa del Cremlino”. Si fa disinformazione e propaganda, prosegue la risoluzione, “la Russia investe considerevoli risorse finanziarie, stanziate direttamente dallo Stato o da imprese e organizzazioni controllate dal Cremlino”. Molto dura la reazione dal Cremlino: “È un crimine, l’attenzione della comunità internazionale viene distolta dalle minacce reali”. E Putin denuncia il degrado politico della democrazia nei Paesi Occidentali (Abc).

Si può quindi affermare come ha spiegato ieri “Newsweek” che Putin ha piazzato un vero e proprio cavallo di Troia nel cuore dell’Europa. E lo ha fatto attraverso il sostegno a una rete di leader politici, partiti e organizzazioni della società civile con l’obiettivo di favorire una legittimazione della strategia di Mosca, improntata alla destabilizzazione dell’unità europea, minandone i suoi valori. Soprattutto a partire dal 2008, quando la crisi economica  ha provocato un aumento della sfiducia nel modello occidentale, il Cremlino ha intravisto infatti la possibilità di intensificare la sua influenza in Europa. La Russia ha sviluppato rapporti ben documentati con movimenti anti-UE, partiti politici e leader di estrema destra. La loro strategia di influenza viene ovviamente adattata al contesto storico e culturale di ciascun paese. l problema per la Nato non è solo Trump, ma la Brexit, passando per Mosca ha sottolineato ieri la Cnn. La Brexit in altri termini per molti analisti non è solo una ferita autoinflitta che riguarda solo Gran Bretagna, ma ha inevitabilmente dei riflessi sulla NATO, che ne esce indebolita. Tutto questo costituisce un’oggettiva minaccia per il mondo occidentale. Lo capisce bene il presidente russo Vladimir Putin, che pertanto cerca di volgere a suo favore queste debolezze.

Quanto all’asse con la nuova presidenza Usa, si apprende dal Wall Street Journal che nel mese scorso Donald Trump Jr. – il figlio maggiore di Trump, che sta emergendo come potenziale delegato del presidente eletto – avrebbe avuto colloqui riservati con diplomatici, imprenditori e politici a Parigi nel tentativo di trovare una soluzione per cooperare con la Russia e porre fine alla guerra in Siria.

(com.unica, 24 novembre 2016)

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