Fanno discutere le analisi allarmate di alcuni media e gruppi finanziari internazionali. Le ripercussioni sull’euro e i rischi per le banche.

Il dibattito sul referendum, a 12 giorni dal voto, si è accesso con nuove polemiche tra governo e opposizioni. “Abbiamo di fronte dei serial killer, persone che vogliono attentare alla vita dei nostri figli tra 20 anni” – ha detto il comico, aggiungendo poi, in spregio alle più elementari norme di buon senso, di rispetto per la storia e per le vittime delle dittature: “Qui siamo oltre la dittatura, perché se fosse una dittatura e si facesse riconoscere, un Pinochet, un generale con le medaglie che dice “Sono un dittatore”, allora uno si organizza, va in clandestinità, fa il Carbonaro, reagisce, fa delle cose”. Non si è fatta attendere la risposta di Renzi che, in video su Facebook, ha replicato accusando il leader dei 5Stelle di voler sviare l’attenzione dalla vicenda delle firme false a Palermo: “Non cascateci: Grillo, che è uno straordinario professionista della comunicazione, dice che noi siamo i serial killer. È una tecnica, Grillo e i 5 stelle in queste ore sono in difficoltà perché è emerso il reato delle firme false. Siccome sotto il profilo comunicativo sono all’angolo, Grillo inventa una frase a effetto cosicché tutti cadano nel tranello e improvvisamente si nasconde la realtà”.

A proposito di firme false, tra quelle “copiate” dal Movimento anche quella del marito della figlia di Paolo Borsellino: ci sono otto indagati per falso. Il marito di Lucia Borsellino: “Da giovedì, cioè quando mi hanno telefonato per convocarmi alla Digos, ho un dubbio: per la mia storia personale mi sembrava difficile aver firmato in sostegno alla lista dei 5 Stelle”. “Alcuni attivisti hanno veramente firmato, ma evidentemente la loro firma è stata ricopiata a loro insaputa”, dice l’avvocato Alessandro Cocchiara, che difenderà le parti civili.

Intanto continuano a far discutere le analisi allarmate di alcuni giornali stranieri e di grossi gruppi finanziari internazionali come Goldman Sachs (“se vincesse il No, ci sarebbero rischi per le banche più deboli”). Dopo il Financial Times si registra anche un intervento da parte di un autorevole editorialista del Wall Street Journal, secondo cui la vittoria del No metterebbe a rischio i titoli bancari italiani e indebolirebbe l’euro. I toni sono però meno catastrofici rispetto a quelli del giornale finanziario londinese: “In fondo finché c’è crescita c’è speranza”.  Per il New York Times le riforme sono solo una sovrastruttura: il problema più serio dell’economia italiana risiede nelle fragile solidità delle banche. Una tesi però sconfessata però dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco che, in un’intervista alla Stampa sottolinea che l’intervento pubblico non è escluso, ma che tuttavia ci sono delle regole da rispettare. Per Visco la vera sfida è un’altra: “Siamo in una fase di grandi cambiamenti e l’adattamento richiede tempo. L’Italia è in ritardo su molteplici fronti: crescita del capitale umano, ricerca e innovazione, investimenti e condizioni per l’attività di impresa, inclusa la qualità dei servizi pubblici. È vero, la risposta, non solo della politica, finora non sempre è stata sufficiente, ma i problemi di adattamento non sono solo italiani. La globalizzazione e il modo in cui si è affermata pongono sfide del tutto nuove”. 

(com.unica, 22 novembre 2016)

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