[ACCADDE OGGI]

Passati cinquant’anni dal sacrificio di Jan Palach e a distanza di dieci giorni dalla “caduta” del Muro di Berlino, gli studenti di Praga, si riunirono in assemblea permanente allo scopo di ricordare i caduti cecoslovacchi durante l’occupazione nazista e per rivendicare una riforma del sistema scolastico.

Il 17 novembre del 1989 si radunarono per le vie di Praga dando vita ad un corteo cui parteciparono quasi 15.000 studenti che gridavano slogan anticomunisti. Il governo comunista di Ladislav Adamec fece intervenire la polizia in pieno assetto antisommossa e i manifestanti furono brutalmente dispersi e si diffuse la voce, poi rivelatasi non vera, che un giovane studente fosse rimasto ucciso. La notizia si diffuse in tutto il paese e diede l’avvio ad una mobilitazione generale che il 20 novembre 1989 portò nelle vie di Praga e a Piazza San Venceslao quasi un milione di manifestanti che determinarono le dimissioni del segretario del Partito Comunista della Cecoslovacchia, Milos Jakes e diedero l’avvio a quella che passerà alla storia come la “Rivoluzione di velluto”.

Curiosamente i giovani manifestanti, forse per simboleggiare l’apertura delle porte o, forse anche per dire ai capi comunisti che era giunta l’ora di andarsene, sfilavano con in mano mazzi di chiavi che facevano tintinnare a suon di marcia. Fu un precipitarsi di avvenimenti che in pochi giorni attraverso una pacifica rivoluzione portarono al crollo del regime comunista in Cecoslovacchia dopo 41anni. Dopo gli operai di alcune fabbriche, i primi ad unirsi agli studenti furono gli attori dei teatri di Praga, di Bratislava, di Brno e di Ostrava che rinunciavano alle loro recite per leggere dai palchi i proclami degli studenti.

Gli attori di un teatro di Praga, insieme a Vaclav Havel (il poeta e drammaturgo del “vivere all’interno di una menzogna”, fondatore del manifesto Charta 77 che passò cinque anni della sua vita nelle prigioni cecoslovacche accusato con la famiglia di essere stati collaborazionisti durante il periodo dell’occupazione tedesca) diedero vita al Forum Civico che avviò una serie di contatti con le autorità governative per chiedere il cambiamento attraverso la creazione  uno stato di diritto, del pluralismo, della parità di condizioni per tutti i gruppi politici e civili e la fine del ruolo guida del Partito Comunista. La folla accorsa alle manifestazioni del Forum Civico applaudirà l’artefice della “Primavera di Praga” l’ex segretario generale del Partito Comunista Cecoslovacco Alexander Dubcek.

La “Rivoluzione di Velluto” terminerà l’11 dicembre del 1989 con la fine dello sciopero nei teatri e la nomina alla carica di Presidente della Repubblica di Vaclav Havel e a quella di presidente del parlamento di Alexander Dubcek. Sarà la fine, anche se pacifica, del regime comunista in Cecoslovacchia ma anche la nascita di due nuovi stati, rispettivamente la Repubblica Ceca, con capitale Praga e la Repubblica Slovacca, con capitale Bratislava.

(Franco Seccia/com.unica, 20 novembre 2016)

Share This: