Per Matteo Renzi, al traguardo dei primi mille giorni di governo, il referendum del 4 dicembre sarà “un’occasione per fare chiarezza, una semplificazione che non è solo il taglio delle poltrone. Per non parlarne ogni giorno se ne inventano una, come la lettera dagli italiani all’estero che avevano inviato in passato anche Berlusconi e Bersani”. Ospite a Che tempo che fa, il premier ha detto che non è in grado di “restare nella palude: uno sta al potere finché può cambiare, se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare”. Ha ribadito anche che, pur accettando le modifiche all’Italicum, “la legge elettorale non c’entra con la riforma”. 

Poco più di una settimana fa Gianni Cuperlo aveva firmato il documento che impegna il Pd a cambiare la legge elettorale. Unico della minoranza a farlo e quindi a votare sì al referendum, oggi in un’intervista alla Stampa chiede unità al partito: “Renzi ha iniziato il rodeo, ma ora lavoriamo per ridurre le distanze”.

Nel fronte del centrodestra c’è aria di spaccatura. Dopo la rottura con Salvini, Angelino Alfano è fiducioso nell’altro centro-destra, quello moderato: “Il divorzio di FI da Salvini crea lo spazio per far nascere un centrodestra liberale, popolare, moderato”, dice in un’intervista al Messaggero, in cui chiede a Berlusconi di rompere definitivamente con gli estremisti. Intervistato dal Corriere, Stefano Parisi ribadisce: “Con la Lega ci si schianta, voglio guidare i moderati”. Il centrodestra e il Paese vanno guidati da una leadership consapevole e capace, con idee chiare e progetti concreti per ricostruire il Paese, che non sappia solo vincere, ma che sia in grado poi di governare. “Io mi candido a guidare questa comunità politica che stiamo giorno dopo giorno costruendo – ribadisce Parisi . “Chi vuol esserci è il benvenuto, chi vuole andare con Salvini faccia pure. Più chiarezza c’è, meglio è”.

(com.unica, 14 novembre 2016)

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