[ACCADDE OGGI]

Oggi possiamo liberamente comunicare con il resto del mondo e ricordare insieme gli eventi accaduti nell’intero pianeta. Tutto questo grazie alla prima pagina web conosciuta comparsa in questo stesso giorno di 25 anni fa sui computer di Tim Berners-Lee e di Robert Caillau, universalmente riconosciuti come i due padri del web.

E oggi non possiamo non ricordare quel 13 novembre del 1974 quando, nell’ospedale di Neuilly-sur-Seine vicino Parigi, si spense all’età di 73 anni Vittorio De Sica. Nell’epoca in cui ancora non c’era la televisione o se c’era era una cosa per ricchi, e andavo a cinema spendendo quasi per intero la paghetta settimanale, ma solo per vedere i capolavori di John Ford e dei gloriosi film western, io già conoscevo Vittorio De Sica grazie a mia madre che, spesso in cucina, canticchiava “Signorinella” e ci parlava del fascino di quest’uomo, cantante, attore, regista che lei aveva conosciuto un giorno a Vietri quando De Sica, alla guida di un’auto scoperta, si era fermato per andare a comprare delle ceramiche. Nel racconto di mia madre emergeva la figura di un uomo affascinante che, con o senza “telefoni bianchi”, incantava le platee femminili, e non solo femminili, con la sua voce e il suo portamento elegante. Mia madre diceva che era napoletano quasi a volerlo sbandierare come un prodotto della sua terra. In verità De Sica, all’anagrafe De Sica Vittorio, Domenico, Stanislao, Gaetano, Sorano era nato a Sora oggi nella provincia di Latina e a quell’epoca provincia di Terra di Lavoro. Ma si considerava un napoletano, così come nei desideri di mia madre, e amava dire che “nu cafone ‘e fora può amare Napoli più di un napoletano. “. Amava Napoli e la napoletanità ma la sua meta preferita era Ischia dove soggiornava al “Regina Isabella” di Lacco Ameno e nelle cui stanze studiò le trame di alcuni suoi capolavori da regista. Spesso si intratteneva, anche per giocare a carte che era la sua grande passione, con Angelo Rizzoli l’umile tipografo milanese diventato il magnate della stampa e del cinema che sbarcando ad Ischia dal suo panfilo “Sereno” con l’inseparabile sigaretta in bocca, ammirato da quel paradiso di verde e di mare, trasformò l’isola dei pescatori e dei contadini in una meta ricercata per turisti di alto rango. Ad Ischia Vittorio De Sica fu il formidabile interprete di “Vacanze a Ischia” di Mario Camerini accanto ad Antonio Cifariello, a Paolo Stoppa, a Peppino De Filippo e Maurizio Arena.

Aveva iniziato giovanissimo la sua carriera prima ai microfoni dell’EIAR, poi a teatro nella compagnia di Italia Almirante, celeberrima diva del muto, poi davanti alle macchine da presa nel cinema muto diretto da Mario Almirante, il papà del futuro segretario del MSI Giorgio, poi, quando arrivò la voce al cinema, fu l’attore preferito da Mario Comencini e l’interprete principale di numerosi film tra cui “Gli uomini, che mascalzoni…” dove lanciò la famosa canzone “Parlami d’amore Mariù” anch’essa finita in cucina tra le labbra di mia madre che amava canticchiarla. La filmografia di De Sica attore è vastissima ma tutti lo ricordano come il maresciallo Carotenuto di “Pane Amore e…”, e accanto a Totò quando il maresciallo diventa Vittorio Cotone ne “I due marescialli”. Ma il nome di Vittorio De Sica diventa universalmente noto quando passò dietro la macchina da presa.

È, insieme a Federico Fellini, l’unico regista italiano a vincere ben quattro premi oscar per il miglior film straniero: “Sciuscià“, “Ladri di Biciclette“, “Ieri, oggi e domani” e “Il giardino dei Finzi Contini“. Quel 13 novembre del 1974, in quella clinica francese nota per i viaggi della speranza, si spense Vittorio De Sica che aveva fatto appena in tempo a vedere l’anteprima nazionale di “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola dove, per pochi minuti, appare Vittorio De Sica attore. Mia madre gli sopravvisse per oltre dieci anni e continuava a canticchiare “Signorinella” e “Parlami d’amore Mariù” forse pensando a quell’uomo affascinante dai tratti signorili.

(Franco Seccia, com.unica, 13 novembre 2016)

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