[ACCADDE OGGI]

Oggi si ricorda il crollo di un muro che realmente non cadde. A Berlino il 9 novembre del 1989 non cadde il muro ma cambiò il mondo. Il muro è quello di Berlino costruito il 13 agosto del 1961, lungo 105,5 km e che separava non solo Berlino ma l’intera Germania.

Fu costruito nell’epoca della “guerra fredda” e del mondo diviso in due blocchi contrapposti: da una parte, la parte dei costruttori del muro, c’era la Germania comunista, la Repubblica Democratica Tedesca, che faceva parte del ”Patto di Varsavia” l’organizzazione militare dei paesi allineati alla Russia sovietica; dall’altra parte c’era la Germania filooccidentale, la Repubblica Federale Tedesca, che faceva parte della “Nato” l’organizzazione militare dei paesi allineati agli Stati Uniti d’America. Ma la divisione, in verità datava al maggio del 1945, quando a guerra finita, rispettando gli accordi tra i vincitori a Yalta, con l’occupazione militare della Germania e, in conseguenza della corsa dei sovietici di Stalin per arrivare primi a Berlino, si stabilì di divedere l’ex capitale tedesca e l’intera Germania in quattro zone di occupazione militare: la parte orientale, la parte più vasta della Germania, alla Russia; la rimanente parte, quella occidentale, divisa tra americani, inglesi e francesi.

Ai berlinesi e ai tedeschi di quelle ore la vicenda interessava assai poco intenti come erano a leccarsi le enormi ferite prodotte dal disastro della guerra e a trovare il coraggio di rialzarsi. Erano ben consapevoli di dover pagare le colpe che il mondo gli addebitava e sapevano che non erano bastate le centomila vittime della solo Berlino nei giorni della estrema resistenza, così come non era sufficiente a pagare il riscatto le centinaia e centinaia di vittime e gli stupri sulle donne nei giorni della occupazione sovietica che la storia ricorderà come una delle più spietate vendette dell’ultimo secolo. Con la forza d’animo e il carattere di nazione che tutti gli riconoscono i tedeschi si rialzarono, da una parte e dall’altra, dando vita a due realtà statuali differenti ma pur sempre tedesche: la Germania dell’Est e la Germania dell’ovest con Berlino divisa letteralmente a metà tra le strade, tra le mura e persino nel cimitero.

La Porta di Brandeburgo rappresentò per quasi mezzo secolo l’immagine plastica di un confine non fra stati ma tra politiche e blocchi contrapposti. Fu per il mondo intero il termometro della tensione tra oriente e occidente, tra comunisti e anticomunisti, tra il mondo dell’economia pianificata e quello del libero mercato e dell’opulenza. Man mano che la tensione saliva il mercurio del termometro berlinese si alzava portando prima, nel 1948, al blocco di tutte le vie di accesso per e intorno a Berlino e poi, nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961 alla costruzione del “Muro” che incredibilmente le autorità tedesche dell’est chiamarono “antifaschistischer schutzwall” che significa “barriera di protezione antifascista”. Il muro in effetti aveva lo scopo di combattere, da un lato il sempre più crescente mercato nero delle merci provenienti dall’occidente che sotto gli occhi dei militari passavano la Porta di Brandeburgo, e dall’altro di contenere la fuga di cervelli di ricercatori e scienziati tedeschi orientali che, in cerca dell’opulenza occidentale, sempre in numero maggiore andavano verso Berlino ovest.

Il muro rimase in piedi per 28 anni e vide oltre cinquemila tentativi di scavalcamento per raggiungere l’altra parte della Germania. Si calcola che circa trecento persone siano state uccise nel tentativo di fuga. La sera del 9 novembre 1989, via etere, arrivarono le imbarazzate parole del Ministro della Propaganda della RDT. Il ministro della Germania comunista, rispondendo in televisione alla domanda di un giornalista che chiedeva delucidazioni sulla direttiva emanata qualche ora prima dal Politburo della SED, Comitato Centrale del Partito di Unità Socialista di Germania, circa la possibilità per i cittadini della Germania dell’est di attraversare la frontiera con regolari permessi che sarebbero stati rilasciati, così disse: “per accontentare i nostri alleati (gli alleati erano i russi di Gorbaciov che aveva iniziato la politica della Perestrojka) , è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. …Se sono stato informato correttamente quest’ordine diventa efficace immediatamente”.

Bastarono queste parole pronunciate in diretta televisiva e “Il Muro” crollò. Migliaia di berlinesi si accalcarono ai posti di blocco per oltrepassare il muro e le guardie prive di direttive e impossibilitate a contenere la folla lasciarono passare tutti aprendo praticamente i varchi. Crollò in questo modo ” Il Muro” quel 9 novembre di 27 anni fa. In realtà crollò un mondo. La Germania fu riunificata e la storia si aprì a nuovi capitoli.

(Franco Seccia, com.unica 9 novembre 2016)

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