[ACCADDE OGGI]

La lotta non è per noi, non per i nostri bisogni personali. E’ per ogni animale che ha sempre sofferto ed è morto nei laboratori di vivisezione e per ogni animale che soffrirà e morirà in quegli stessi laboratori, a meno che noi non faremo cessare ora questo sporco business. Le anime degli animali torturati gridano per la giustizia, le loro urla da vivi sono per la libertà”. Queste parole furono pronunciate da Barry Horne, attivista per la liberazione ed i diritti degli animali, morto quindici anni fa, il 5 novembre 2001, al Ronkswood Hospital di Worcester in Gran Bretagna, a causa di complicazioni al fegato dopo l’ennesimo sciopero della fame indetto per protestare contro il governo inglese che aveva promesso di fare un’indagine pubblica sulla sperimentazione animale.

Barry Horne scelse di morire a soli 49 anni come atto di estrema testimonianza della sua battaglia in difesa degli animali. Era un terrorista come descritto nella sentenza che lo condannò a 18 anni di carcere per essere stato trovato in possesso di materiale incendiario? Noi non lo sappiamo ma neanche i giudici che lo condannarono furono in grado di dimostrare che quel materiale Horne lo avesse usato per appiccare il fuoco alle pubbliche strutture che egli detestava a causa delle sue idee anarchiche. Certo fu un attivista tra i più caparbi e intransigenti contro ogni forma di ingiustizia e principalmente per la difesa degli animali che considerava vittime della famelicità degli uomini.

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