Oggi la Commissione Ue invierà delle lettere a cinque o sei Paesi chiedendo chiarimenti sulle bozze di legge di Bilancio che hanno presentato. Tra i governi sollecitati ci sarà quello italiano. Tra i punti contestati dai funzionari di Bruxelles le troppe coperture una tantum, come l’asta delle frequenze e le spese per la messa in sicurezza del territorio considerate di emergenza, quindi fuori deficit, anziché strutturali. È una trattativa che si gioca sui soliti margini di flessibilità: Roma ha fissato il deficit al 2,3%, contro il 2,2 pattuito con la Commissione. “Il problema non è lo 0,1%, noi difendiamo gli interessi dell’Italia”, ha detto ieri Renzi, aggiungendo che in settimana il testo della finanziaria arriverà in Parlamento.

Il governo sembra respingere al mittente le contestazioni della Commissione. Quanto ai rilievi sull’una tantum il premier italiano sottolinea come la loro portata sia stata ridotta, limando la rottamazione delle cartelle di Equitalia, ed eliminando di fatto il contante dalla nuove edizione della voluntary disclosure, la procedura per l’emersione dei capitali nascosti al Fisco. Per quel che riguarda il piano Casa Italia, il piano di incentivi per la messa in sicurezza antisismica degli edifici, il governo italiano ritiene che la messa in sicurezza sia di fatto da considerare un’operazione anche di emergenza perché l’Italia è un Paese ad alto rischio sismico, come insegna il recente passato.

Sulla trattativa con Bruxelles hanno fatto discutere le parole molto nette del ministro dell’Economia Padoan, molto dure nei confronti della Commissione europea, in un’intervista a Repubblica: “L’Europa deve scegliere da che parte stare. Può accettare il fatto che il nostro deficit passi dal 2 al 2,3 per cento del Pil per far fronte all’emergenza terremoto e a quella dei migranti. Oppure scegliere la strada ungherese, quella che ai migranti oppone i muri, e che va rigettata. Ma così sarebbe l’inizio della fine”. Il ministro coglie l’occasione per levarsi  “qualcuno dei tanti sassolini rimasti nelle scarpe” perché, dice, in molti “hanno guardato al dito più che alla luna, e la luna è una manovra con meno tasse e più attenzione alla crescita, in coerenza con quello che abbiamo già fatto negli anni passati”. “Le indicazioni che vengono dal G20 sono tutte indirizzate alla crescita, contro l’austerità e per contrastare le diseguaglianze. In questo senso l’Italia con questa manovra può essere un modello per l’Europa”, dichiara Padoan, secondo cui l’1% di crescita nel 2017 è “una stima prudente”. “Oggi il problema non è dire sì o no all’Europa, ma dire sì a un’ Europa diversa, che non stia ferma e invece si muova”.

(com.unica, 24 ottobre 2016)

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