L’Ue condanna unita i bombardamenti che colpiscono la popolazione civile siriana ma si spacca sulle misure da adottare contro le azioni militari di Assad e dei suoi sostenitori, russi in primis. Pressioni sì, ma non sanzioni ha chiesto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che, con l’appoggio dell’Alto rappresentante Ue per la politica estera Federica Mogherini (ma anche di Spagna, Grecia, Austria e Cipro), è riuscito a ottenere una modifica della bozza elaborata da Francia Germania e Gran Bretagna. I toni pertanto sono più tenui e nel documento finale si fa solo riferimento a una generica “valutazione di tutte le opzioni disponibili”. “Non ha senso parlare di sanzioni alla Russia” in un momento in cui “tutti concordiamo che bisogna fare tutte le pressioni possibili perché si possa arrivare ad un accordo in Siria”, dice a notte fonda, al termine della prima giornata di lavori, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, promotore tra l’altro di una discussione di ampio respiro sulle relazioni Ue-Russia. 

Forti pressioni in senso opposto erano arrivate invece dalla Francia: Hollande, è arrivato infatti a Bruxelles con il chiaro intento di convincere i suoi colleghi a fare tutta la pressione possibile. Una linea dura simile a quella manifestata dalla Germania: la cancelliera tedesca aveva esortato ad assumere “una posizione” perché “parlare non basta”. Il cessate il fuoco “deve essere duraturo” e la situazione ad Aleppo “è inumana”. Da parte del presidente del Consiglio europeo Tusk è arrivata l’esortazione “a tenere aperte tutte le opzioni incluse le sanzioni se continuano i crimini in Siria, ad Aleppo”. Fonti Ue raccontano, tra l’altro, di una telefonata di Hollande a Tusk mercoledì sera, dopo l’incontro con Putin, per ribadire la necessità di rafforzare la pressione su Mosca.

Intanto una massiccia flotta navale russa (una portaerei, un incrociatore, due unità anti-sub e quattro navi di supporto, forse anche un sommergibile) è partita dalla base di Severomorsk con l’obiettivo – secondo alcuni media britannici – di entrare nel Mediterraneo da Gibilterra e sferrare l’attacco decisivo contro i ribelli ad Aleppo est. Secondo alcune indiscrezioni riportate oggi dal Corriere della Sera la formazione dovrebbe raggiungere la Siria ai primi di novembre. Un dispiegamento ritenuto senza precedenti e per questo monitorato e tenuto sotto stretta osservazione da parte del comando atlantico. 

(com.unica, 21 ottobre 2016)

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