[ACCADDE OGGI]

In un bellissimo film di Mario Monicelli dal titolo “Romanzo Popolare”, il magnifico interprete Ugo Tognazzi nel ruolo di un operaio metalmeccanico milanese, scapolo, fervente attivista sindacale, tifoso del Milan e innamorato pazzo ma tradito dalla giovanissima Vincenzina, figlia di un suo collega emigrante dell’Avellinese, guarda la fiammante bretella autostradale che unirebbe l’immaginario piccolo e quasi disabitato borgo di Montecagnano al resto della rete e si chiede “ma uno che ci va a fare a Montecagnano?

È storia del nostro Paese zeppa di opere pubbliche molte delle quali inutili ma dispendiose e che trovano la loro ragion d’essere nel potentato elettorale del politico di turno. Nel caso di Romanzo Popolare il riferimento, neanche tanto velato, è ai ras democristiani dell’Avellinese ma la storia è abbastanza comune, soprattutto lungo la tratta dell’Autostrada dei Sole, ai tanti politici di diversa coloritura che nel corso del tempo si sono avvicendati nell’infinita e interminabile autostrada Milano-Reggio Calabria. Insomma, da sempre le strade e le autostrade si sono costruite e deviate per il volere di qualche potente di turno.

Fu così, ma l’opera non richiama alla mente la battuta di Tognazzi del “ma uno che ci va a fare”, anche per la Strada statale 45 bis Gardesana Occidentale ufficialmente inaugurata il 18 ottobre 1931 nel tratto che collega Gargnano a Riva di Trento costeggiando il Lago di Garda. A volerla fortemente fu Gabriele D’Annunzio che fece sborsare a Benito Mussolini la considerevole somma per l’epoca di 31.100.000 lire. Certo un’opera non inutile se consideriamo che prima della sua costruzione alcuni paesi meravigliosamente impreziositi dal lago come Tremosine sul Garda e Tignale erano raggiungibili solo attraverso mulattiere o per via lacustre. I vantaggi che la nuova strada portò alla povera economia dei luoghi furono di gran rilievo e fecero esplodere quel turismo che ancora oggi è fonte primaria della zona. Sta di fatto che D’Annunzio, frequentatore accanito di quei posti tanto da volere lì la sua casa dove “Tutto qui è dunque una forma della mia mente, un aspetto della mia anima, una prova del mio fervore”, se ne avvantaggiò ma non per ingraziarsi i voti ne per cercare favori se non quelli della continua ricerca della “difficile prova di virtù di creazione e trasfigurazione”.

(Franco Seccia, com.unica 18 ottobre 2016)

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