Il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel suo World Economic Outlook, la pubblicazione semestrale che analizza nei minimi dettagli lo stato di salute dell’economia globale, ha ritoccato al ribasso le stime di crescita per l’Italia, portandole allo 0,8% per quest’anno e allo 0,9% per il 2017. Il taglio più significativo riguarda gli Stati Uniti: cresceranno dell’1,6% nel 2016, lo 0,6% in meno rispetto alle previsioni di luglio (secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore). Le previsioni per la crescita mondiale pertanto cambiano poco nel complesso rispetto a tre mesi fa, dal 3,1% al 3,4%. Il quadro che emerge dallo studio è impietoso ed è quello di un ripresa mondiale a rischio. Troviamo infatti un lungo elenco dei pericoli che si profilano all’orizzonte: dal protezionismo alla possibilità che le condizioni del credito diventino meno accomodanti. Così come anche le stesse scelte politiche possono creare seri problemi – si legge nel rapporto del Fondo – se non si cerca di dare risposte a chi si è rimasto indietro in questi anni.

Dopo i dubbi e le perplessità avanzate anche da Bankitalia, il ministro dell’economia Padoan sostiene che l’obiettivo del +1% per l’anno prossimo è realizzabile: “Il Pil programmatico non è una scommessa. È la stima dell’effetto che la manovra produce sul prodotto”. Lo ha affermato ieri in audizione in Parlamento sulla Nota al Def rispondendo indirettamente alle valutazioni espresse ieri da Bankitalia. La crescita – ha detto il ministro – “è ambiziosa ma realizzabile”. “Resta ferma – ha proseguito – l’intenzione del governo di proseguire con il programma di dimissione del patrimonio immobiliare pubblico e di privatizzazioni, frenato quest’anno dalle condizioni di elevata volatilità dei mercati finanziari e dall’esigenza di valorizzare adeguatamente le imprese controllate dallo Stato attraverso piani industria ambiziosi”.

Segnali poco incoraggianti per l’economia italiana potrebbero arrivare dalla Banca centrale europea, che secondo l’agenzia Bloomberg potrebbe allentare l’acquisto di obbligazioni nei prossimi mesi. Ma la diminuzione del Qe non è stata confermata dall’Eurotower, anzi arriva qualche timido segnale di smentita.

(com.unica, 5 ottobre 2016)

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