[ACCADDE OGGI]

Oggi è la ricorrenza di San Francesco solennità civile per ricordare la morte del “Poverello di Assisi” avvenuta il 3 ottobre 1226 quando Giovanni (il vero nome di battesimo), figlio di Pietro di Bernardone e di Giovanna Pica, aveva 45 anni. Il padre volle chiamarlo Francesco ma non certo in omaggio al significato del nome Franco che trae origine dal popolo di provenienza germanica dei franchi e cioè dei coraggiosi e dei liberi, quanto piuttosto per ulteriormente ingraziarsi i francesi della Provenza con i quali il commerciante Pietro di Bernardone trafficava in stoffe traendone lauti e cospicui profitti.

Sull’infanzia di Francesco non si sa molto tranne il sapere che amava sia la bella vita sia le coccole materne e l’agiatezza del padre gli consentivano e che, una volta giovane adolescente, si infervorò delle armi e delle armature inseguendo tra una frivolezza e l’altra i sogni eroici della guerra a cui partecipò uscendone malconcio e prigioniero nella disputa tra la sua Assisi e l’eterna rivale Perugia. Ciononostante il suo grande desiderio era quello di partire per le Crociate per impugnare l’Arma della fede e per questo, giacché la guerra delle crociate era sì la mattanza dei poveri coscritti ma restava un segno di distinzione e di gloria per i ricchi e per i signori, si diede molto da fare per aiutare il padre ad incrementare il suo commercio e aumentare le ricchezze. Poi la sua conversione per “la Voce” che gli fece abbandonare la strada per Lecce e per Gerusalemme, quella voce che gli intimò di seguire “il padrone e non i servi”.

Il resto del suo cammino verso la santità è arcinoto. Francesco si spogliò degli abiti e delle ricchezze, disconobbe il padre e la madre, abbracciò i poveri e i lebbrosi e come un invasato incominciò a parlare con tutto quello che lo circondava e che agli occhi dei sapienti sembrava inesistente, e fu poeta prima che santo “…Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento. Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.”

Colpisce oggi, nel ricordo del santo di Assisi, quanto si legge sul sito dei frati francescani di Assisi a firma del prof. Grado Giovanni Merlo Presidente della Società internazionale di studi francescani a proposito della figura di “Frate Francesco” che “si è prestata e si presta a molteplici interpretazioni, utilizzazioni, manipolazioni, strumentalizzazioni”. Scrive il prof. Merlo: “…Nessuno ha il diritto di impadronirsi del passato che è patrimonio, talvolta, doloroso di tutti. Frate-san Francesco è un patrimonio dell’umanità: non è un “paravento” da utilizzare per “farsi belli e giusti”, anche se nel passato e nel presente non pochi hanno fatto e fanno questa operazione bassamente strumentale. Ciò vale in larga parte anche per il momento in cui, il 18 giugno 1939, papa Pio XII lo proclamava, insieme a santa Caterina da Siena, patrono d’Italia. In quella circostanza egli veniva definito “il più santo degli Italiani, il più italiano dei santi”. Italiano? Non occorrono molte parole per sottolineare come la santità francescana in questo modo venisse e venga svilita: la santità cristiana di per sé è universale, tanto più quella di Francesco non può certo essere rinchiusa e rimpicciolita nei ristretti ambiti di una nazione o di una cultura. La santità è universale perché la Buona Novella è universale, è un annuncio di salvezza per tutti i popoli della terra. San Francesco fu proclamato patrono d’Italia quando stava per iniziare la tragedia della seconda guerra mondiale…”.

Ha certamente ragione il prof. Merlo quando dice che la figura di San Francesco “si è prestata e si presta a molteplici interpretazioni, utilizzazioni, manipolazioni, strumentalizzazioni”. È talmente vero che oggi che per la prima volta un Papa ha voluto richiamare il nome del “Poverello di Assisi” per simboleggiare il suo papato, e oggi che giustamente Assisi è divenuto il luogo a testimonianza della pace e del dialogo interreligioso, molti episodi della vita di Francesco vengono sottaciuti o passati in secondo ordine. Fra questi la storica visita del santo quando coronò il suo sogno di partecipare alle Crociate. Nella cronaca di San Bonaventura relativamente all’incontro avvenuto a Damietta nelle vicinanze della capitale egiziana nel 1209 tra Francesco e Il sultano del Cairo, Malik al-Kamil, figlio di Malik al-Adil e pronipote di Saladino, si legge: “Il vostro Dio – avrebbe detto il Sultano a Francesco – ha insegnato nei suoi Vangeli che non si deve rendere male per male… Quanto più dunque i cristiani non devono invadere la nostra terra?”. Secondo San Bonaventura, questa fu la replica di San Francesco: “Non sembra che abbiate letto per intero il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove dice infatti: “Se un tuo occhio ti scandalizza, cavalo e gettalo lontano da te” …, con il che ci volle insegnare che dobbiamo sradicare completamente… un uomo per quanto caro o vicino – anche se ci fosse caro come un occhio della testa – che cerchi di toglierci dalla fede e dall’amore del nostro Dio. Per questo i cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete. Se però voleste conoscere il creatore e redentore, confessarlo e adorarlo, vi amerebbero come loro stessi”.

(Franco Seccia, com.unica 4 ottobre 2016)

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