[ACCADDE OGGI]

Il signor Guido non ha affatto scontato la sua pena; è andato in Argentina, è scappato all’estero, ha fatto gran parte della condanna ai servizi sociali, ha usufruito di permessi. Ma insomma mi chiedo con quale coraggio una persona così con quello che ha fatto, e senza mostrare pentimento, ora gira libero per Roma” sono le parole pronunciate da Letizia, sorella di Rosaria Lopez vittima dei “mostri del Circeo” Gianni Guido, Angelo Izzo e Andrea Ghira che nella notte tra il 29 ed il 30 settembre 1975 in una villa di San Felice al Circeo sequestrarono, stuprarono e massacrarono due ragazze romane Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. I tre assassini, di cui due, il Ghira e l’Izzo, già noti, nonostante la loro giovane età, per un passato violento e criminale, erano rampolli di agiate famiglie della borghesia capitolina che con modi gentili e suadenti avvicinarono e convinsero le due giovanissime ragazze entrambe di famiglie meno abbienti a seguirli per passare un fine settimana nella villa di proprietà del Ghira situata sullo splendido promontorio dove Omero racconta dei compagni di Ulisse tramutati in maiali dalla maga Circe. Ma i maiali e non gli uomini effettivamente c’erano in quella notte da incubo nella villa di San Felice. Erano i bellimbusti della società pariolina, l’Izzo e il Guido a cui si unirà il Ghira, che smessi i bei modi si abbandonarono ad ogni tipo di animalesca voluttà sui corpi delle due ragazze fino a uccidere Rosaria Lopez e a ridurre in fin di vita, ma loro la credettero morta, la sopravvissuta Donatella Colasanti che così racconta i fatti di quella notte: “ci chiedono di fare l’amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: “Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari”. Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques. La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l’inferno. Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate. Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un’altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all’improvviso. Devono averla uccisa in quel momento. Mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po’, e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: “Questa non vuole proprio morire”, e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro. Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l’ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c’era ancora, ma quando l’hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: “Guarda come dormono bene queste due”.

Comprensibile, come inizialmente riportiamo, la rimostranza della sorella di Rosaria Lopez di fronte alla definitiva scarcerazione di Gianni Guido nel 2008 che della condanna all’ergastolo per beneficio di indulto ha finito di scontare nemmeno ventidue anni di carcere tra fughe e latitanza.

Non così è per Angelo Izzo che è tutt’ora rinchiuso in carcere ma non per l’assassinio della povera Rosaria Lopez ma perché beneficiando già a partire dal 2004 del regime di semilibertà ha assassinato altre due donne, Maria Carmela Linciano e la figlioletta di 14 anni Valentina Maiorano.

Chi non ha mai pagato per le bestialità della notte nella “villa dei porci” al Circeo è il proprietario della villa Andrea Ghira morto e sepolto sotto falso nome nel “porto franco” di Melilla ultimo avamposto marocchino delle colonie spagnole.

(Franco Seccia, com.unica 29 settembre 2016)

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