[ACCADDE OGGI]

Morire a 18 anni per mano, anzi per atroci e violentissime randellate oltre che per calci e pugni, di tre uomini e una donna che indossavano la divisa di quella che una volta si chiamava “pubblica sicurezza” fu e resta un fatto che fa discutere. Il malcapitato giovane morto la notte del 25 settembre 2005 in viale Ippodromo a Ferrara si chiamava Federico Aldrovandi. La sua unica colpa quella di essersi imbattuto, mentre tornava a casa, in una gazzella della Polizia di Stato con a bordo due agenti, Enzo Pontani e Luca Pollastri successivamente raggiunti da un’altra auto e dai colleghi Paolo Forlani e Monica Segatto chiamati a dare loro man forte per calmare, a loro dire, i bollenti spiriti del giovane Aldrovandi. Il risultato dell’ammucchiata delle due volanti e dei quattro agenti fu quello constatato dall’auto medica tardivamente chiamata che trovò Federico Aldrovandi riverso sul selciato con i polsi ammanettati dietro la schiena e privo di vita.

Perché, perché tanta brutalità? Può questo modo di agire essere giustificato, ammesso che fosse stato vero quanto dichiarato dai poliziotti, da una incontrollata e violenta reazione dell’Aldrovandi alla richiesta di controllare i suoi documenti? No niente può giustificare il comportamento di quegli agenti che delittuosamente si vantarono di “averlo pestato bene” secondo quanto risulterà dalle registrazioni delle loro telefonate alla centrale.

La Cassazione, dopo sette anni, ha definitivamente chiuso il processo penale che in conseguenza di quei fatti subirono i poliziotti che massacrarono di botte il povero Federico confermando la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”(sic!). Ma niente e men che meno il risarcimento in denaro pagato dal Ministero dell’Interno alla famiglia potrà ridare la vita a Federico Aldrovandi che il 27 settembre 2005 a soli 18 anni pur stando nella sua civilissima Ferrara trovò la stessa morte che purtroppo trovano le centinaia e centinaia di ragazzi delle favelas brasiliane.

(Franco Seccia/com.unica, 25 settembre 2016)

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