Sale ancora il numero (ancor provvisorio) delle vittime del terremoto in Centro Italia: i morti accertati sono 281, di cui 221 nella sola Amatrice, ma i vigili del fuoco non hanno la certezza di quante persone possano ancora esserci sotto le macerie. I feriti negli ospedali sono 388. Smentite le voci circa uno o più sopravvissuti sotto le macerie dell’Hotel Roma. Moltissime anche le persone salvate: sono 238 le persone estratte vive dalle macerie, 215 salvati dai Vigili del Fuoco e 23 tratti in salvo dal Soccorso Alpino. Non è ufficiale, invece, il bilancio dei dispersi, sono invece 2.500 le persone che hanno perso casa.

Da mercoledì l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato oltre un migliaio di scosse, 220 nella sola giornata di ieri, 10 delle quali con magnitudo compresa tra 3 e 4 e una di 4.8. Ad Accumoli il suolo si è abbassato di 20 centimetri.

I funerali delle vittime marchigiane (regione in cui ufficialmente non ci sono più dispersi) si terranno questa mattina alle 11.30 nel duomo di Ascoli Piceno. Saranno presenti il capo dello Stato Sergio Mattarella, il premier Matteo Renzi e la presidente della Camera Laura Boldrini. Le esequie religiose delle vittime di Amatrice e Accumoli si svolgeranno invece martedì alle 18. Ma sono ben 30 i corpi che restano ancora senza nome. Gli agenti della polizia scientifica lavorano senza sosta per identificarli. «Era inevitabile, ma lavorare ai riconoscimenti ha reso più dura questa esperienza. Io stesso mi sono trovato a consolare la sorella di una vittima e un operatore che aveva appena estratto il corpo di un bambino», dice Antonio Grande al Corriere della Sera. Grande coordina il gruppo della polizia scientifica addetto all’identificazione (Dvi). Ma c’è ancora chi non ha trovato il proprio caro. «Manca suor Chiara. Quando c’è stata la scossa non è uscita subito. È voluta salire al piano di sopra dove c’erano gli anziani», si tormentano due giovani suore. 

Intanto si apprende che la procura di Rieti ha aperto un unico fascicolo “contenitore” per indagare sui crolli, in particolare quelli di edifici ristrutturati recentemente, come la scuola di Amatrice e il campanile crollato ad Accumoli. L’ipotesi è che si sia costruito al risparmio, usando più sabbia che cemento. “Quanto accaduto non può essere considerato solo frutto della fatalità”, dice il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva a Repubblica. “L’esperienza e la logica ci dicono che, ad Amatrice, le faglie hanno fatto tragicamente il loro lavoro. E questo si chiama destino. Ma se gli edifici fossero stati costruiti come in Giappone, non sarebbero crollati”, sottolinea Saieva.

(com.unica, 27 agosto 2016)

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