Ad Aleppo si vive in uno stato di vera e propria emergenza umanitaria dopo due settimane di violenti combattimenti: oltre due milioni di civili nelle aree sia sotto il controllo dei ribelli sia dei governativi, si trovano attualmente senza elettricità e senz’acqua a causa di bombardamenti che hanno colpito gli impianti di distribuzione e di accesso alla rete idrica negli ultimi giorni. Dalla fine di luglio gli scontri armati, oltre aver causato nella città la morte di almeno 130 civili, hanno danneggiato anche molti ospedali.

L’allarme arriva dalle Nazioni Unite, che chiedono una tregua umanitaria di 48 ore perché siano riparati gli impianti e ricostituite le scorte di cibo e medicinali per la popolazione. In una dichiarazione diffusa oggi, un ufficiale dell’Onu per gli aiuti umanitari in Siria, Yacoub el Hillo e il coordinatore regionale Kevin Kennedy, hanno fatto un appello per una “pausa umanitaria” nelle ostilità. “Le Nazioni Unite – sottolineano i due rappresentanti – sono pronte ad assistere la popolazione civile di Aleppo, una città ora unita nella sofferenza. I civili, compresi i malati e i feriti, devono essere raggiunti con operazioni per le vie più rapide attraverso le linee e attraverso la frontiera dalla Turchia. Devono essere assistiti senza discriminazioni e ovunque si trovino. Tutte le parti devono garantire la sicurezza, la salvezza e la dignità di tutti i civili”.

(com.unica, 9 agosto 2016)

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