In fondo le affinità tra i due leader non sono poche: nazionalisti e autoritari, Erdogan e Putin condividono entrambi una certa nostalgia per la gloria passata delle loro rispettive nazioni. E forse non è un caso che la prima visita del presidente turco in terra straniera dal giorno del fallito golpe rifletta un desiderio reciproco di riavvicinamento dopo l’incidente militare del novembre 2015 che aveva provocato la furia di Mosca, con la prospettiva, nemmeno tanto remota, di un conflitto armato tra i due paesi.

I segnali di un riavvicinamento si sono già intravisti alla vigilia di questo vertice di San Pietroburgo, quando il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in una conversazione con l’agenzia di stampa moscovita Tass ha chiamato il suo omologo russo “il mio amico Vladimir”. Inoltre ha fatto capire in maniera esplicita di considerare l’abbattimento del caccia russo come un complotto dei suoi nemici interni, con lo scopo evidente di mettere in crisi il rapporto tra Ankara e Mosca.

A Mosca tuttavia i toni non sono così calorosi e forse ci vorrà un po’ di tempo perché le relazioni tra i due paesi possano riprendere all’insegna della fiducia reciproca. Ma è già un segnale importante che Putin abbia voluto invitare il suo omologo turco nella sua città natale, che è anche l’ex capitale dell’Impero russo. “Ricordiamo che russi e turchi sono gli eredi di Bisanzio”, afferma Alexei Obraztsov, esperto di cose turche presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca. Il desiderio reciproco di avvicinamento è fondato su interessi molto chiari. “Entrambe le parti desiderano avere ai loro confini vicino che almeno non siano imprevedibili, se non amico. Una ripresa delle relazioni è pertanto auspicabile”, dice l’esperto.

All’ordine del giorno nell’incontro tra i due capi di stato ci sono la ripresa della partnership sull’energia che erano rimasti congelati dal novembre scorso; ristabilire un contatto tra i militari, le modalità di scambio di informazioni tra le due forze aeree, per prevenire il ripetersi di incidenti come quello accaduto lo scorso novembre. “Non credo però ci sarà un ritorno allo stato precedente delle relazioni – afferma Obraztsov. I due paesi hanno il compito principale di raggiungere un buon livello di stabilità ai loro confini e questo richiederà del tempo”. “Il successo di riavvicinamento tra i due paesi sarà misurato dalla velocità di recupero delle relazioni economiche”, ribadisce Viktor Nadein-Raievsky, membro dell’Accademia Russa delle Scienze.

(com.unica, 9 agosto 2016)

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