Il presidente Usa Obama ha ufficialmente approvato una missione di 30 giorni contro l’Isis a Sirte, dove 800 jihadisti tengono in ostaggio circa 7mila civili. I primi sette raid aerei hanno distrutto blindati e depositi di armi, mentre a terra prosegue l’avanzata delle milizie in una sorta di accerchiamento a tenaglia. L’obiettivo finale è dare legittimità al governo di unità nazionale guidato da Fayez al-Serraj.
Per la Russia i raid sono illegali in quanto «serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu». Una posizione smentita subito dal Palazzo di vetro, da dove arriva la conferma che la missione è in linea con la risoluzione internazionale, in quanto voluta dal governo libico. 

Il Parlamento di Tobruk ha dichiarato incostituzionale la richiesta di un intervento straniero. Ma ieri sera da Al Jazeera è arrivata la notizia di un attacco suicida con autobomba a Bengasi rivendicato dalle forze del Consiglio della Shura dei rivoluzionari della città. L’attacco ha provocato la morte di almeno 22 soldati dell’Esercito nazionale libico, legato appunto a Tobruk.  

I nostri comandi militari hanno già ottenuto il via libera ad autorizzare i caccia e i droni Usa, nel momento in cui verrà richiesto da Washington, a operare appoggiandosi alle nostre infrastrutture militari, come la base di Sigonella. “Valuteremo se ci saranno richieste, naturalmente se prenderemo decisioni ne informeremo il Parlamento”, ha affermato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. “La cosa che gli italiani devono sapere – ha detto – è che si tratta di interventi mirati contro le posizioni di Daesh attorno a Sirte, città costiera diventata la roccaforte di Daesh in Libia”. “Credo sia un fatto molto positivo che gli americani abbiano deciso di intervenire”.

(com.unica, 3 agosto 2016)

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