Prosegue la repressione nel paese e Amnesty International denuncia abusi e torture nei centri di detenzione

Ieri in piazza Taksim a Istanbul centinaia di migliaia di persone hanno manifestato contro lo stato di emergenza e contro la deriva autoritaria seguita al mancato golpe. Organizzata dal partito laico socialdemocratico, la manifestazione aveva una chiara impronta anti Erdogan ma allo stesso tempo ostile ai militari golpisti: “Né golpe, né diktat, potere al popolo!”, “la Turchia è laica e resterà così” erano gli slogan che spiccavano con più forza. Moltissime le bandiere rosse e i ritratti di colui che è il nume tutelare dei militanti dell’opposizione: Mustafa Kemal Atatürk, padre della Repubblica laica di Turchia.

La repressione tuttavia non accenna a fermarsi e va avanti con estrema durezza: il numero degli arrestati è salito a 13.165, compresi 8.838 militari (tra cui 123 generali e ammiragli), 2.101 magistrati, 1.485 poliziotti, 52 autorità amministrative e 689 civili. Quel che avviene nel paese non sfugge agli osservatori delle organizzazioni umanitarie, che denunciano prove credibili di torture, incluso lo stupro, nei centri di detenzione. Per questo motivo Amnesty International chiede che sia data a osservatori indipendenti immediata possibilità di accesso a coloro che sono detenuti in tutte le strutture, comprese caserme di polizia, centri sportivi e tribunali: “i rapporti di abusi sono allarmanti” si legge in una nota della Ong.

(com.unica, 25 luglio 2016)

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