È di 80 morti e 231 feriti il tragico bilancio del feroce attentato compiuto ieri notte a Kabul da due kamikaze che, nascosti sotto un burka, si sono fatti esplodere tra la folla mentre era in corso un corteo della minoranza sciita. I numerosi container dislocati dalle forze di sicurezza per sbarrare l’accesso al centro della città hanno reso difficilissimo il lavoro dei soccorritori, al punto che numerosi cadaveri giacevano sull’asfalto ancora ore dopo l’esplosione. In una nota diffusa dal palazzo presidenziale del presidente Ashraf Ghani, i terroristi si sarebbero “infiltrati fra i dimostranti per compiere attentati che hanno portato al martirio di numerosi cittadini e membri delle forze di sicurezza”.

L’Isis, impegnato da mesi ad ampliare sempre più la propria sfera d’influenza nel Paese, ha rivendicato l’attentato: “Due nostri combattenti hanno fatto detonare le loro cinture esplosive in mezzo a una concentrazione di sciiti nel quartiere di Dehmazang a Kabul, Afghanistan”, si legge in un dispaccio diffuso dall’agenzia di stampa Amaq, uno dei principali organi di propaganda del califfato. I talebani invece hanno voluto immediatamente prendere le distanze con un comunicato del loro portavoce Zabaiullah Mujahid su Twitter: “Condanniamo qualunque attacco provochi divisione. È qualcosa che avvantaggia il nemico”.

(com.unica, 24 luglio 2016)

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