Sono 23 i morti fino ad ora accertati a causa dello scontro frontale tra i due treni delle Ferrovie del Nord barese che procedevano a oltre 100 km/h all’uscita di una curva. Altre 24 persone, tra cui un bambino di sette anni, sono ancora ricoverate, otto dei quali in condizioni molto gravi. I funerali si terranno sabato, mentre oggi pomeriggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella visiterà la camera ardente. 

Intanto è stata recuperata la scatola nera del convoglio partito da Corato e solo un frammento di quella sul treno proveniente da Andria. Quest’ultimo non sarebbe dovuto partire, afferma la procura di Trani che ha già iscritto alcune persone nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario. Secondo quanto si apprende dal Corriere della Sera, si tratterebbe dei capistazione di Andria e Corato oltre che di un terzo dipendente della società Ferrotramviaria.

Ci si chiede se la tragedia potesse essere evitata. Sulla Rete ferroviaria italiana (Rfi) non si può viaggiare senza un sistema elettronico di controllo della marcia treno, ma il tratto tra Corato e Andria fa parte dei 3.000 chilometri gestiti da ferrovie, pubbliche e private, che lavorano in concessione, soggetti quindi a una normativa meno stringente, come si sottolinea sul Fatto Quotidiano. Si indaga anche sui ritardi nel completamento delle opere, già finanziate, per il doppio binario. 

(com.unica, 14 luglio 2016)

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