Ancora sangue a Baghdad dove nella notte un kamikaze ha fatto esplodere un automezzo carico di esplosivo davanti a un centro commerciale affollato, provocando una strage in cui sono morte 126 persone, tra cui 25 bambini; i feriti sono circa 200. La notizia è stata comunicata dalla polizia irachena. L’attacco è avvenuto nel quartiere di Karada, nel centro della città, una zona affollata da giovani e famiglie, usciti in strada al termini del digiuno del Ramadan. L’orario e il luogo scelti per l’attentato non sono stati quindi scelti a caso: l’obiettivo era quello di colpire con il massimo danno possibile. In un sobborgo sciita nella zona nord della capitale irachena questa mattina c’è stata anche l’esplosione di una seconda autobomba in cui sono rimaste uccise 5 persone.

Gli attacchi sono stati rivendicati dall’Isis con un comunicato pubblicato sul web: l’Associated Press ha riferito di non poter verificarne l’autenticità ma ha sottolineato che è stato postato su un sito militante. Nel luogo dell’attentato si è presentato alcune ore dopo il primo ministro iracheno Haider al-Abadi accolto da una folla inferocita contro il governo accusato di non saper garantire la sicurezza. Negli ultimi tempi l’Isis aveva subito pesanti sconfitte in Irak: basti pensare solo a quel che è avvenuto a Falluja, riconquistata dalle forze governative in un mese di durissimi combattimenti che hanno visto l’uccisione di 2500 militanti dell’Isis e 1800 fra militari e miliziani della formazione sciita di Hashd al-Shaabi. Gli islamisti hanno provato provato a rispondere venerdì con una controffensiva ma la loro colonna di oltre 40 mezzi è stata incenerita dall’aviazione americana e dagli elicotteri d’assalto iracheni.

La Casa Bianca ha reso pubblica nel pomeriggio una nota attraverso il portavoce del Consiglio della sicurezza nazionale Ned Price. Oltre a condannare con forza l’odioso attentato Price ha ribadito la determinazione della presidenza Usa nel sostegno “al popolo e al governo iracheni nello sforzo congiunto per distruggere l’Is”, aggiungendo che “questi attacchi non fanno altro che rafforzare la nostra determinazione a sostenere le forze di sicurezza irachene”.

(com.unica, 3 luglio 2016)

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