Il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, ha approvato ieri una risoluzione per chiedere a Londra di avviare “il prima possibile” i negoziati, con “una implementazione rapida e coerente della procedura di revoca” dell’appartenenza del Regno Unito alla Ue. C’è stata una larghissima maggioranza con 395 voti a favore, 200 contrari e 71 astenuti. Hanno votato a favore della mozione i due maggiori gruppi (socialista e popolare), tra i contrari i tories britannici, la Lega, gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, i parlamentari della sinistra unitaria e 12 deputati eletti con i popolari che non si sono riconosciuti nella posizione ufficiale del Ppe.

Prima della seduta il leader dell’Ukip Farage si è intrattenuto con il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Quest’ultimo ha confermato la sua intransigenza nei confronti di Londra, rinnovando il suo impegno per un’Europa sempre più coesa: “Non sono né stanco né malato, come scrivono i giornali tedeschi, e combatterò fino al mio ultimo respiro per l’Europa unita”. L’intervento di Farage è stato spesso interrotto da fischi e cori, tanto che Schulz ha dovuto richiamare i colleghi all’ordine: “Vi state comportando come solitamente fa l’Ukip”. Il leader dell’Ukip da parte sua non ha mancato di rivolgere ai suoi avversari le solite frecciate: “Venivo deriso quando 17 anni fa dicevo che avrei portato il Regno Unito fuori dall’Ue. Ora non ridete più. Non ridete più perché voi, come progetto politico, siete espressione della negazione”.

Nel suo discorso Cameron ha confermato la sua linea attendista: “Lasciamo l’Unione ma voglio che questo processo sia il più costruttivo possibile. Ma non voltiamo le spalle alla Ue, con questi Paesi siamo partner, amici, alleati, vogliamo il rapporto più stretto possibile in termini di commercio, cooperazione e sicurezza”. Oggi a Bruxelles arriverà la premier scozzese Nicola Sturgeon, seriamente intenzionata a difendere il posto della Scozia nell’Unione. Come è noto il 66% degli scozzesi giovedì ha votato per il Remain.

A Londra c’è aria di crisi nei due principali partiti. Sul fronte laburista in particolare il presidente del partito Jeremy Corbyn è stato sfiduciato dai deputati britannici con una maggioranza schiacciante (l’81 per cento) ma ha fatto capire chiaramente che non intende lasciare la guida dei Labour.

Segnali importanti sono arrivati anche da Francoforte, soprattutto con l’intervento di Mario Draghi. Il presidente della Bce ha spiegato che la Brexit può avere un impatto negativo fino allo 0,5% del Pil nella zona euro e ha invitato ad agire subito sulle banche. Ieri i mercati europei hanno fatto registrare un deciso rialzo dopo il tonfo di lunedì: Piazza Affari è stata la migliore con un +3,3%.

(com.unica, 29 giugno 2016)

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