Il trionfo di Virginia Raggi e Chiara Appendino. Il centrosinistra si conferma a Bologna con Merola mentre De Magistris vince nettamente a Napoli

Virginia Raggi è il nuovo sindaco di Roma, la prima donna e la più giovane della storia della capitale. Ha vinto con poco più del 67% dei voti, una percentuale che va ben oltre le migliori aspettative della vigilia, mentre il candidato Pd Roberto Giachetti si ferma a poco più del 32%. Ma il risultato più sorprendente è quello di Torino, dove la candidata del M5S Chiara Appendino ribalta il risultato del primo turno e batte il sindaco uscente Piero Fassino con il 54% dei voti. Il centrosinistra vince invece a Milano con Beppe Sala, che si afferma di misura dopo un testa a testa con il candidato del centrodestra Stefano Parisi. Successo del centrosinistra anche a Bologna con Merola, mentre a Trieste conquista la poltrona di sindaco il centrodestra con Roberto Dipiazza. Secondo le previsioni il larghissimo successo di De Magistris a Napoli con il 67% sull’esponente del centrodestra Lettieri.

Il dato definitivo dell’affluenza – molto basso – è del 50,54% nei 113 comuni – esclusi il Friuli Venezia Giulia e la Sicilia. Al primo turno, alla stessa ora, la percentuale dei votanti era stata del 59,94%. “I cittadini ci hanno riconosciuto la capacità di governare. Ora siamo pronti per l’Italia” è il commento a caldo di Luigi Di Maio sulla vittoria di Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino. “Il MoVimento 5 Stelle ha vinto a Roma e Torino e, stando ai risultati attuali, in 19 su 20 comuni dove è andato al ballottaggio. È un giorno storico, da oggi cambia tutto. Ora tocca a noi. Ed è solo l’inizio” – si legge nel blog di Beppe Grillo.

Si tratta di risultati largamente al di sotto delle attese per il Pd, che evita una vera e propria debacle storica grazie al successo di Sala a Milano. Il premier, riunito con i suoi nella sede del Nazareno, afferma che le pesanti sconfitte subite in città come Roma e Torino non ammettono attenuanti e dovranno essere materia di analisi profonda. Una riflessione che dovrà riguardare non solo gli assetti interni del partito e la sua linea politica, ma anche l’azione del governo. Perché è difficile sostenere – benché Renzi cerchi di minimizzare (“non è un voto nazionale, bensì locale e non cambio certo idea perché abbiamo perso”) – che sull’esito delle elezioni comunali non abbia inciso il disagio sociale legato alla crisi economica e quindi la risposta dell’esecutivo a tali problemi. 

(com.unica, 20 giugno 2016)

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