Non si sono fatte attendere le reazioni alla decisione del “Giornale” di proporre, con l’edizione in edicola oggi 11 giugno, una copia del “Mein Kampf” di Adolf Hitler. Tra i primi a intervenire il premier Matteo Renzi che su Twitter ha definito “squallida” l’iniziativa editoriale del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti. Sulla stessa lunghezza d’onda il commento indignato di Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: “un fatto lontano anni luce da qualsiasi logica di studio e approfondimento della Shoah e dei diversi fattori che portarono l’umanità intera a sprofondare in un baratro senza fine di odio, morte e violenza”. E poi aggiunge: “Bisogna dirlo con chiarezza: l’operazione del Giornale è indecente”. “Che qualcuno abbia pensato di usare il «Mein Kampf» per accrescere le vendite è un fatto senza precedenti e allarmante” ha dichiarato Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. “Sorpresa” è invece stata espressa dall’ambasciata israeliana a Roma. “Se ce lo avessero chiesto – hanno riferito fonti della sede diplomatica all’ANSA – avremmo consigliato di distribuire libri molto più adeguati per studiare e capire la Shoah”.

La decisione di pubblicare il testo nazista ha avuto delle ripercussioni anche nel dibattito elettorale. “Esiste un disegno obbrobrioso e preciso – afferma in una nota Emanuele Fiano, membro della segreteria del Pd – a Milano e nel resto d’Italia che mira a portare a votare contro i candidati del Pd tutto l’estremismo neonazista e neofascista che si può raccogliere. In qualsiasi altro paese d’Europa questa operazione sarebbe stata considerata un’offesa insanabile alla democrazia antifascista, se non addirittura un reato”.

A queste prese di posizione molto dure ha prontamente replicato il diretto interessato Alessandro Sallusti: “Per capire com’è potuto nascere il male assoluto, bisogna andare alla fonte e non aver paura di storicizzare le tragedie del Novecento. Non avrei problemi, per dire, a pubblicare anche il «Libretto rosso» di Mao”. Va anche precisato che il libro non è offerto in omaggio (il costo è di 11,90 insieme al quotidiano) e si tratta di un’edizione commentata. La guida critica alla lettura è dello storico Francesco Perfetti, professore di Storia contemporanea all’Università Luiss di Roma.

Il “Mein Kampf”, che tradotto significa ‘La mia battaglia’, è tornato proprio di recente al centro del dibattito politico e storico in Germania per la decisione di ripubblicarlo in una edizione commentata, a 90 anni dalla prima edizione (del 1925). Decisione arrivata perché sono scaduti i diritti di autore sul libro, di proprietà del Land della Baviera, che per decenni ne aveva vietato la pubblicazione.

Come è noto Hitler scrisse il libro nel periodo della sua detenzione nel carcere di Landsberg per il fallito colpo di stato del 1923. Un’opera in due volumi: un primo di carattere autobiografico incentrato sugli anni dell’infanzia e della gioventù nella nativa Braunau, su quelli vissuti in miseria a Vienna e sulle traumatiche esperienze nella Prima guerra mondiale; e un secondo uscito due anni dopo, più strettamente politico, in cui Hitler espose il programma del movimento nazista.

Nel Mein Kampf troviamo i fondamenti delle decisioni più folli e spietate del regime. A cominciare dalle leggi razziali. Nella prima edizione Hitler aveva affermato ad esempio che la distruzione del debole e del malato è molto più umana della loro protezione. A parte ciò, Hitler vede uno scopo nel distruggere “il debole” perché tale azione fornisce, più di ogni altra cosa, lo spazio e la purezza necessaria al forte. Inoltre nel testo il futuro Fuhrer, basandosi su documenti falsi noti come i protocolli dei Savi di Sion, formula la tesi del “pericolo ebraico”, secondo la quale sarebbe esistita una cospirazione ebraica con l’obiettivo di arrivare alla supremazia nel mondo.

(Sebastiano Catte/com.unica, 11 giugno 2016)

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