Adesso è fatta, non ci sono più dubbi. Grazie ai risultati delle primarie nei sei stati dell’ultimo Super Tuesday, che arrivano nel cuore della notte, Hillary Clinton ottiene la nomination democratica per la corsa alla Casa Bianca. L’ex first lady ha vinto in New Jersey, New Mexico e South Dakota. Bernie Sanders si è aggiudicato il North Dakota. Ancora in corso gli scrutini in Montana e California. In quest’ultimo stato la Clinton è in netto vantaggio sul rivale Sanders, sovvertendo i pronostici della vigilia, che la davano soccombente.

E ora il pensiero di tutti è rivolto alla sfida autunnale contro Trump. “Abbiamo fatto la storia e la vittoria di stasera appartiene a intere generazioni” annuncia trionfante la Clinton dal suo quartier generale. E chiede subito ai supporters del rivale di sinistra Bernie Sanders di schierarsi dalla sua parte, li richiama all’unità del partito, condizione indispensabile per sconfiggere Trump che – afferma – “è caratterialmente inadatto a dirigere il paese”. Non è un caso che scelga di pronunciare il fatidico discorso a Brooklyn, e non a caso proprio nel quartiere dov’è nato Sanders.

Poi arrivano le congratulazioni di Obama al telefono, quasi a sancire in maniera definitiva la vittoria: “La sua storica campagna ha ispirato milioni si cittadini, è il degno prolungamento della sua vita di impegno in favore delle famiglie, dei lavoratori, dei bambini” – si legge in una nota della Presidenza degli Stati Uniti.

Dalla Casa Bianca arriva anche la notizia di un incontro in programma per domani tra Obama e Bernie Sanders: l’occasione più onorevole e rispettosa offerta al senatore socialista del Vermont per riconoscere la sua sconfitta. Anche se Sanders ancora pare non voglia arrendersi e fa sapere che continuerà la sua campagna elettorale in vista della convention democratica di Philadelphia.

(com.unica, 8 giugno 2016)

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