In Cina, il 9 giugno, si festeggia la Festa delle Barche Drago. In cinese Tuan Wu-chieh (Duan Wujie). Una festa tradizionale di grande importanza che, secondo il calendario lunare, si festeggia il quinto giorno del quinto mese dell’anno: ha origini antichissime e risale a duemila anni fa, all’epoca dei Regni Combattenti (periodo che va dal 453 a.C. al 221 a.C., quando la Cina fu unificata da Ch’in Shih Wang Ti).

La Festa delle Barche Drago è dedicata a Ch’u Yuan, poeta ed eroe, tra i più venerati dai Cinesi. Ch’u Yuan visse tra il 340 a.C. e il 278 a.C., nel periodo dei Regni Combattenti. Era un nobile che ricopriva un’alta carica a corte, quando il Regno di Ch’u tentava di resistere alle mire espansionistiche del Regno di Ch’in; Ch’u Yuan sosteneva la necessità di mostrarsi intransigenti verso il re di quel Regno, di non fidarsi delle sue richieste di pace, perché il suo unico scopo era di spezzare l’alleanza fra gli altri sei Regni, uniti in un fronte comune. Storicamente, il periodo dei Regni Combattenti, o degli Stati combattenti, vide sette Regni combattere per la supremazia della Cina antica. Ad imporsi fu proprio lo stato di Ch’in e lo fece con ogni mezzo: dagli scontri militari alle manovre diplomatiche, dall’inganno all’assassinio dei suoi rivali. La politica di Ch’u Yuan era osteggiata però da coloro che erano favorevoli a fare concessioni di pace al re Yin Cheng del Regno Ch’in, convinti di poter stringere un patto di alleanza con lui. I suoi avversari politici non esitarono a mettere Ch’u Yuan in cattiva luce presso il loro re, il re Huai di Ch’u, il quale lo mandò in esilio in una località a nord della capitale. Dopo i primi rovesci subiti dalle armate del Regno di Ch’u, che rimasto ormai isolato e senza alleati era stato attaccato dal Regno di Ch’in, Ch’u Yuan fu richiamato in patria, ma non riuscì ad impedire al suo re di commettere altre imprudenze. Costui infatti, nonostante il suo parere contrario, volle avviare una trattattiva di pace e si recò ad un convegno con il re di Ch’in, che gli tese una trappola e lo fece prigioniero. Il re Huai morì poco dopo, “oggetto di scherno da parte di tutti” (Ssu Ma Chien, Memorie Storiche).

Si narra che durante il suo esilio Ch’u Yuan avesse viaggiato molto, arrivando al Deserto del Gobi, raccogliendo leggende e odi popolari di chiara tradizione sciamanica, che in quel periodo, nonostante l’affermarsi del Confucianesimo, era ancora molto forte. Secondo la leggenda, Ch’u Yuan appresa la notizia che la capitale del suo Regno era stata conquistata dal generale Pai Ch’i del Regno di Ch’in, affranto dal dolore, disgustato dalla malvagità degli uomini, legò a sé una pesante pietra e si lasciò annegare nel fiume Mi Luo (nell’attuale provincia dello Hunan), commettendo un suicidio rituale, come estrema protesta contro la corruzione. Era il quinto giorno del quinto mese del calendario lunare. La gente accorse sulle sponde del fiume, molti salirono sulle imbarcazioni e cercarono di ripescarlo, ma invano. Allora gettarono nelle acque del fiume foglie di bambù e di artemisia ripiene di riso bollito, per distrarre i pesci e impedire loro di mangiare il corpo senza vita del poeta. Nasce così la tradizione della Festa delle Barche Drago. I festeggiamenti iniziano nella contea di Zhi Kui, nello Hubei, che ha dato i natali al poeta e da lì si diffondono a tutte le provincie della Cina: le scuole e gli uffici chiudono per tre giorni, tutto si ferma. Nelle case si appendono rametti di artemisia, si beve vino giallo (il realgar) e si regalano a grandi e piccini dei portafortuna. In questo giorno così importante i Cinesi cucinano i Chong-chi, involtini di riso avvolti in foglie di canna o di bambù, con ripieni di carne, fagioli dolci, datteri rossi, a ricordare quelli dati in pasto ai pesci del fiume in cui morì Ch’u Yuan. L’atto di correre e cercare il suo corpo lungo il fiume si è trasformato nella tradizionale gara delle Barche Drago: un numero indefinito di squadre partecipano alla competizione organizzata nelle tante città cinesi. Le lunghe e strette barche hanno una testa di drago intagliata nel legno della prua, dipinta con colori accesi e sgargianti. Ogni barca può contenere dalle trenta alle cinquanta persone, mentre la gara è accompagnata dal fragore dei gong e dei tamburi che ne segnano il ritmo, e dalle urla degli spettatori che fanno il tifo dalle rive dei fiumi.

La principale fonte per conoscere la vita di Ch’u Yuan è la biografia di Ssu Ma Chien, Shih-chi (Memorie Storiche), anche se contiene molti elementi leggendari. Nelle opere di Ch’u Yuan sono evidenti le influenze e le narrazioni degli sciamani, che pretendevano di spostarsi nello spazio sotto forma di spirito: egli, nei suoi versi ricchi di intensa bellezza e di metafore, diede vita alle fate e personificò i fiori e gli alberi. Fu il primo ad utilizzare questi elementi per scrivere il più lungo poema di tutta la letteratura cinese prima della dinastia Han, Li Sao (“Incontro al dolore”). In questo poema abbandonò i classici versi di quattro caratteri e adottò versi di lunghezza variabile per esprimere il suo dolore per non essere stato apprezzato dal re Huai e per essere stato esiliato, lontano dalla terra natìa. Si ritiene che potrebbe aver ricalcato la morte di un antico sciamano, P’eng-hsien, il quale secondo una tarda leggenda si uccise annegandosi in un fiume e che ha citato in un verso. Di fatto, il suo idealismo politico è servito da modello per molti intellettuali cinesi fino ai giorni nostri.

Il poema Li Sao si chiude con un grido di dolore e di sconforto, una sorta di testamento, l’annuncio della sua morte:

E’ finita! In patria non c’è nessuno, nessuno che mi comprenda! E pure, perché penso sempre alla città natale? Poiché nessuno è degno di lavorare per il Buon Governo, io me ne andrò là, dove si trova P’eng-hsien!”.

(Nadia Loreti/com.unica 6 giugno 2016)

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