Ieri Creta un barcone con a bordo 700 persone si è rovesciato: 9 morti, 350 recuperati e centinaia di dispersi. Secondo la marina greca i migranti sono finiti tutti in acqua. Le navi commerciali che incrociavano in zona (almeno quattro) hanno lanciato delle zattere di salvataggio e sono intervenute per salvare vite umane.

Un altro dramma si è consumato in Libia, sulla spiaggia di Zuwara, dove sono stati ritrovati i corpi di almeno 117 persone, tra cui molti bambini. Gran parte degli annegati provenivano dall’Africa sub-sahariana. Le circostanze del naufragio non sono chiare. Nella zona la scorsa settimana la Guardia Costiera aveva intercettato quattro gommoni con più di 450 persone a bordo. Alcuni dei migranti tratti in salvo avevano riferito che “più di cento” loro compagni di viaggio potevano essere annegati nella traversata.

Intanto da Amnesty International arriva la richiesta alla Ue di non rispedire i richiedenti asilo in Turchia. Considerare la Turchia un Paese sicuro, dove rinviare cioè i migranti e i richiedenti asilo arrivati in Grecia, è fuori da ogni logica e viola i principi internazionali. È quanto si legge in un comunicato redatto dall’Ong in un rapporto dedicato all’accordo firmato lo scorso marzo tra Bruxelles e Ankara per ridurre gli arrivi dei migranti in Grecia. Gli oltre due milioni e mezzo di rifugiati oggi ospiti dei campi in Turchia vivrebbero, inoltre, in condizioni precarie e sarebbero tagliati completamente fuori dalla società civile. Nessun permesso di lavoro né tantomento accesso all’istruzione per i più piccoli. Come se non bastasse le autorità turche avrebbero al momento passato in rassegna soltanto il 4% delle domande di asilo presentate nel Paese. Una percentuale irrisoria rispetto ai numeri reali.

(com.unica, 4 giugno 2016)

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