È in corso in questi giorni a Roma (fino a domani 3 giugno) l’”International Conference on Plasma Surface Interactions in Controlled Fusion Devices”, un simposio internazionale sul tema della fusione nucleare, a cui partecipano i più grandi scienziati e ricercatori mondiali in questo settore.

L’evento, organizzato dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, rappresenta un’occasione importante per fare il punto sui progressi e le novità più rilevanti nel percorso per riprodurre i meccanismi dell’energia delle stelle e garantire una fonte inesauribile, sicura e pulita, in grado di soddisfare consumi energetici in costante crescita.

L’ENEA nel corso degli anni si è conquistata una posizione di leader nella grande sfida della fusione che vede il nostro Paese in prima fila nei programmi internazionali ITER, DEMO, Broader Approach e nell’agenzia Ue Fusion for Energy (F4E). Il Centro Ricerche ENEA di Frascati, polo di eccellenza mondiale visitato di recente anche da Bill Gates, coordina in particolare il progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), la macchina per la fusione in via di realizzazione in Francia, a Cadarache e contribuisce alla definizione degli scenari fisici e alla progettazione di componenti e di sistemi per la diagnostica e per il riscaldamento del plasma.

Grazie all’Enea il nostro paese punta soprattutto a conquistare un progetto dell’Unione europea da 500 milioni di euro per realizzare in Italia una macchina sperimentale, il Divertor Test Tokamak (DTT). Tale strumento servirà per fornire risposte scientifiche, tecniche e tecnologiche cruciali nel settore delle fonti energetiche innovative, che Enea vorrebbe sviluppare collaborazione con Cnr, Infn, Create (Consorzio di Ricerca per l’Energia, l’Automazione e le Tecnologie dell’Elettromagnetismo) e molte tra le più prestigiose Università italiane. Il governo italiano ha incluso il progetto fra le iniziative da finanziare con i fondi per la competitività recentemente attivati dal “Piano Junker”.

Aldo Pizzuto, direttore del Dipartimento fusione dell’Enea, spiega che «Il DTT made in Italy sarebbe uno dei laboratori scientifici tra i più importanti al mondo dopo quello per ITER; coinvolgerà oltre 250 tra ricercatori e tecnici e darà impulso all’industria nazionale con impatti significativi sia dal punto di vista occupazionale che di competitività».

La tecnologia del DTT made in Italy sarebbe la stessa utilizzata per ITER, ma con in più la possibilità di effettuare test con materiali avanzati. L’obiettivo è quello di mettere a punto dei sistemi innovativi destinati a trovare finalmente una soluzione a quella che è ritenuta una delle maggiori criticità del processo di fusione, vale a dire lo smaltimento dell’energia nei reattori a fusione, tema centrale dell’evento di Roma. “DTT rappresenta l’anello di congiunzione tra ITER, il più grande esperimento al mondo che dovrà dimostrare la possibilità di ottenere plasma in grado di sostenere la reazione di fusione, e DEMO, l’impianto dimostrativo il cui scopo principale sarà di produrre energia elettrica dalla reazione di fusione entro il 2050 – ha spiegato il ricercatore dell’Enea Flavio Crisanti nel corso della Conferenza.

(Sebastiano Catte/com.unica, 2 giugno 2016)

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