La storia di Nohammed, la piccola di nove mesi salvata dai medici che sbarca sola a Lampedusa dopo aver perso la madre, morta a causa di un incendio  su un barcone.

È stata una giornata drammatica quella di ieri a 18 miglia dalle coste libiche, dove un barcone con a bordo oltre 500 migranti si è capovolto a causa del sovraffollamento e centinaia di persone sono finite in mare. Al momento sono cinque le vittime mentre sono in corso le ricerche di altri eventuali dispersi. Il barcone è stato individuato dalle navi Bettica e Bergamini della Marina Militare nel corso dell’attività di sorveglianza e sicurezza marittima nel Canale di Sicilia, che hanno lanciato zattere di salvataggio oltre a inviare un elicottero e altri mezzi navali in soccorso.

Intanto nelle stesse ore a Lampedusa sbarcavano oltre 150 persone scampate al naufragio di due gommoni, in prevalenza donne. Tra queste una bimba nigeriana di appena 9 mesi che nella traversata ha visto morire la madre per gravi ustioni da carburante. È stata recuperata tutta bagnata dall’equipaggio di una motovedetta della Guardia costiera, totalmente disidratata ed è giunta al porto dell’isola in braccio ad una ragazza. Ancora prima di attraccare è stato allertato il presidio medico diretto da Piero Bartolo, tante volte premiato come simbolo di solidarietà e protagonista del film di Gianfranco Rosi «Fuocammare». Ecco il racconto del medico dopo averle prestato le prime cure: “L’ho visitata, sta bene. Le abbiamo dato del latte, cambiato i vestiti. Era leggermente disidratata, ma niente di serio. È rimasta in ambulatorio per alcune ore, poi l’ho accompagnata io stesso nel centro d’accoglienza, consegnandola alla polizia. È in buone mani”. E aggiunge sconsolato: “I migranti sentiti hanno riferito tutti la stessa versione e questo ci fa pensare che le cose siano andate proprio così, che la mamma della bimba sia proprio morta”. 

(com.unica, 26 maggio 2016)

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