Mercoledì scorso abbiamo avuto la prima luna piena di primavera e oggi che è la domenica successiva è Pasqua. È il giorno che i cristiani di tutte le confessioni ricordano la risurrezione di Gesù Cristo. Gesù che passa ad altra vita, passa oltre come è nel significato della parola aramaica “pasa’”. Un andare oltre che per i cristiani rappresenta la liberazione dal peccato e il passaggio alla vita eterna, mentre per gli ebrei, che per primi hanno festeggiato e festeggiano la Pasqua, la loro Pesach, è l’eterno ricordo di quell’andare oltre di Dio che tralasciò le porte segnate con il sangue dell’agnello e liberò il popolo di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani incamminandoli verso la terra promessa.

Resta per gli ebrei e per i cristiani la consapevolezza che un’altra vita ci aspetta, oltre la schiavitù, oltre la morte. Per i non credenti è solo una speranza, un bisogno di credere in quell’oltre fatto di una vita priva di stenti e di malattie, verso il trionfo della giustizia sulla malvagità, liberi da ogni forma di oppressione, di bisogno e di schiavismo, per il benessere, la libertà, e la pace. Forse anche a questo pensava il non credente Filippo Turati quando pubblicò su “Il Fascio Operaio”, il giornale del Partito Operaio Italiano, i versi di un suo componimento originariamente titolato “Il canto dei lavoratori”: “…Se divisi siam canaglia, stretti in fascio siam potenti; sono il nerbo delle genti quei che han braccio e che han cor. Ogni cosa è sudor nostro, noi disfar, rifar possiamo; la consegna sia: sorgiamo troppo lungo fu il dolor. Il riscatto del lavoro dei suoi figli opra sarà: o vivremo del lavoro o pugnando si morrà. …”. Divenuto l’Inno dei Lavoratori con la musica dell’emiliano Amintore Galli fu eseguito dalla Corale Gaetano Donizetti per la prima volta il 27 marzo 1886 a Milano nel salone del Consolato operaio in via Campo Lodigiano.

Per quasi due secoli l’Inno dei Lavoratori è stata la marcia dei lavoratori italiani, e non solo italiani, incamminati verso il sol dell’avvenire. Tutti lo hanno cantato; anche Mussolini, maestro elementare a Tolmezzo, che dopo una animata conferenza-dibattito su Giordano Bruno, al grido di viva il martire di Nola e cantando l’inno dei lavoratori si recò a protestare davanti alla canonica della locale Chiesa. Era lo stesso Mussolini che dopo qualche tempo definirà l’autore di quei versi “un socialista panciuto”. Oggi quasi più nessuno canta quell’inno. Forse perché i socialisti sono tutti panciuti o forse perché quella “Pasqua” del sol dell’avvenire è arrivata? No. Né l’una né l’altra cosa; semplicemente perché, dicono, che gli steccati sono crollati, le differenze si sono assottigliate e la promiscuità ideologica detta legge.

Sarà, ma oggi è Pasqua ed è di obbligo augurare a tutti la resurrezione in un mondo migliore.  

(Franco Seccia/com.unica 27marzo 2016)

P.S. Mentre diamo un ideale abbraccio a tutti quelli che ci seguono, avvertiamo che ACCADDE OGGI si prende una breve pausa. Ritorneremo su Agenzia Comunica dopo le feste pasquali. AUGURI.

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