[ACCADDE OGGI]

Si chiamava Piero Zuccheretti e aveva 13 anni non compiuti quando quel maledetto 23 marzo 1944 il suo corpicino fu letteralmente smembrato per la tremenda esplosione di una bomba posta nel carretto delle immondizie in via Rasella a Roma. Con il piccolo Piero morirono altri cinque italiani, uno, dilaniato dalla bomba come Piero, tale Antonio Chiaretti un antifascista partigiano all’oscuro di quanto i suoi compagni di fede stavano compiendo, e quattro crivellati dai colpi di mitra che seguirono l’esplosione.

In verità i morti a causa di quella che gli americani definiranno una inutile azione di guerriglia compiuta a Roma dai GAP, l’unità partigiana del Partito Comunista Italiano, nel giorno del venticinquesimo anniversario della fondazione dei Fasci di combattimento, alla fine furono 374: i ricordati sei italiani che quel giorno e in quel pomeriggio ignari transitavano per via Rasella, 33 militari tedeschi della gendarmeria del reparto “Bozen” (scorrendo la lista di questi uccisi e leggendo il luogo di nascita si noterà che erano italiani dell’Alto Adige addetti al servizio territoriale)  e 335 innocenti assassinati dalla furiosa reazione tedesca e finiti negli scavi delle antiche cave di pozzolana della via Ardeatina, anche questi italiani che a loro insaputa apparivano e scomparivano in una incredibile ballata della lista della morte difficile a compilarsi nonostante ogni puntiglioso affanno di vendetta.

Insomma, l’attentato di via Rasella fu il più sanguinoso e clamoroso attentato urbano antitedesco in tutta l’Europa occidentale così come l’eccidio delle fosse ardeatine può essere annoverato tra le più barbare delle rappresaglie compiute dai tedeschi alleati di un’Italia che con loro visse la tragedia di una guerra non sempre combattuta con onore, quell’onore ben testimoniato dal rifiuto opposto dal maggiore Dobbrick comandante del “polizeiregiment Bozen”, il reggimento colpito dalle esplosioni di via Rasella, a dare i suoi uomini per eseguire l’orribile strage delle fosse Ardeatine.

Tutte italiane le vittime causate da quell’attentato infame del 23 marzo 1944 a Roma, vittime innocenti  che l’Osservatore Romano definirà “persone sacrificate per i colpevoli sfuggiti all’arresto… non si può, non si deve spingere alla disperazione ch’è la più tremenda consigliera ma ancora la più tremenda delle forze, invochiamo dagli irresponsabili il rispetto per la vita umana che non hanno il diritto di sacrificare mai; il rispetto dell’innocenza che ne resta fatalmente vittima; dai responsabili la coscienza di questa loro responsabilità verso se stessi, verso le vite che vogliono salvaguardare, verso la storia e la civiltà”. Ma i colpevoli non solo sfuggirono agli arresti e non ebbero coscienza della loro responsabilità, ma si glorificarono dietro il paravento di un’azione di guerra e presero medaglie e prebende come patrioti.

Tra i morti civili per la bomba nascosta nel carrettino di via Rasella oltre ad Antonio Chiaretti vi fu Enrico Pascucci compagno del Chiaretti e come lui militante di Bandiera Rossa un movimento comunista trotzkista; tra gli assassinati alle Ardeatine si leggono i nomi di 30 appartenenti al Centro militare clandestino di tendenze monarchiche guidato dal colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, anch’egli ucciso, 52 aderenti al Partito d’Azione e alle formazioni di Giustizia e Libertà; 75 artigiani, commercianti e intellettuali di religione ebraica e 68 militanti di Bandiera Rossa. Un caso che nessuno appartenesse alle formazioni riconosciute dal Partito comunista? Secondo Roberto Guzzo, fondatore dei gruppi Bandiera Rossa, no. Egli nel 1996 confida a Pierangelo Maurizio che lo riporterà in suo libro dal titolo “Via Rasella, cinquant’anni di menzogne” questa tragica e tremenda riflessione: “L’attentato (l’attentato di via Rasella) che provocò quella carneficina fu voluto per un solo scopo. A Roma ormai le formazioni della Resistenza che non riconoscevano il Cln avevano la maggioranza. Ed erano a buon punto le trattative avviate dalla federazione con la Repubblicana Sociale e con Kappler perché i tedeschi lasciassero Roma senza spargimenti di sangue. Ma nel voler far fallire questo accordo c’era un interesse del Pci, per fini di politica interna”. 

Per noi di ACCADDE OGGI si tratta di brutte storie che purtroppo il calendario ci consegna per farci riflettere e sperare che simili episodi siano cancellati, non dalla memoria ma dalla bestialità degli uomini.

(Franco Seccia/com.unica, 23 marzo 2016)

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